Minaccia di uccidersi in tribunale

IVREA Quella lunga causa legale le stava bruciando tutto quello per cui aveva lavorato e sognato. Udienze, tribunali, interminabili incontri negli studi di avvocati per discutere di un fallimento vissuto come un dolore personale ed interiore che inquina la mente, l'anima. Che toglie sonno e speranze oltre alla casa, che compromette anche gli affetti familiari. Una donna poco più che trentenne, residente in Basso Canavese, non ce la faceva più a sopportare tutto questo e giovedì scorso, verso le 15, mentre al piano terra si stava tenendo l'udienza che la riguardava, è salita sulla scala esterna del nuovo complesso che ospita il tribunale e ha minacciato di lanciarsi nel vuoto. In pochi minuti è stata attorniata da magistrati, giudici, avvocati. Tutti a pregarla di desistere. A farla ragionare. Il giudice Claudia Gemelli, davanti alla quale si stava tenendo l'udienza, ha immediatamente compreso la gravità della situazione. Ha sospeso il dibattimento pregando il padre della ragazza di uscire e parlare con la figlia dando così il tempo necessario ad una squadra di polizia giudiziaria in servizio presso la Procura della Repubblica di organizzare gli eventuali soccorsi e di salire, passando dall'interno, ai piani superiori. Il padre della donna ha iniziato a parlarle cercando di dissuaderla e promettendole che tutti si sarebbe risolto. Ogni problema si supera, compresi quelli finanziari, le ha detto più volte. La donna alla fine si è lasciata bloccare dagli agenti e una autoambulanza l'ha trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Ivrea dove è stata visitata. Da tempo soffre di crisi depressive e le disavventure giudiziarie ne hanno inasprito la situazione di salute. Già una volta, ad inizio anno, aveva tentato di togliersi la vita ed era stata salvata in extremis. Da allora è curata da una equipe medica specializzata. (ma.gi.)