L’Italrugby si aggrappa alla speranza O’Shea

di Fabrizio Zupo wINVIATO A MILANO È mancata solo la battuta secca e gergale di Mourihno ma l'esordio in italiano del neo ct Conor O'Shea è il più brillante mai sentito nella storia recente del rugby azzurro, accenti compresi. Molti suoi ex colleghi stentavano dopo anni, l'irlandese di Limerick, 45 anni, nel suo «primo giorno di scuola» come l'ha definito, ha retto un fuoco di fila di due ore appoggiandosi all'inglese solo nelle sfumature e s'è detto solo «Molto nervoso perché era la prima volta che parlava italiano in pubblico». Due settimane fa era ancora seduto sulla panchina degli Harlequins nella finale di Challenge europea. A chi gli chiede se anche lui vuol vincere un 6 Nazioni come annunciarono Brunel o Kirwan prima di lui, chiarisce «È stato detto e non s'è avverato, ma è chiaro che sì, punto a quello. Altrimenti non sarei venuto a vivere in Italia trasferendo mia moglie e le mie figlie». Poi chiarisce il suo progetto: «Negli anni 90 ho affrontato più volte (e perso sia a Dublino che a Bologna contro Dominguez e soci, ndr) una grande Italia. Io voglio che i miei giocatori diventino i più forti della storia azzurra». In platea anche Amerino Zatta e Antonio Pavanello, presidente e manager della Benetton, oltre a De Rossi e Guidi dello staff delle Zebre, e il rapporto con le franchigie è il primo toccato dal tecnico: «Uno dei problemi di questa Italia, oltre agli infortuni, è la mancanza di profondità. Per questo serve la collaborazione con le franchigie. Serve allargare il numero di alternative. È la giusta direzione. Inoltre se molti giocatori vincono nei club poi troveremo una Nazionale migliore. Vedo molto talento, anche nella Under 20. Voglio vedere giocatori forti, forti mentalmente. E inoltre pienamente in forma. Se anche solo due o tre giocatori non sono in forma nel soffre tutta la squadra». Azzurro già nella testa: «Cerco giocatori forti mentalmente. Nel Sei Nazioni, analizzando, la vittoria sulla Francia è sfumata per un drop, con l'Inghilterra un intercetto ha chiuso la partita e pure con la Scozia il problema è stato mentale. E si acquisisce la mentalità vincente se fisicamente si regge la sfida, se sotto pressione si ha la lucidità di fare la scelta giusta. Andiamo in tour per vedere i giovani giocare. Voglio tre vittorie, ma soprattuto voglio vedere giocatori che di divertono e fanno divertire». Parisse in riposo, i gradi di capitano andranno «A un altro ma gli parlerò solo domenica al raduno. Mentre per il futuro ho già in mente un nome e quando sarà il momento ve lo dirò». ©RIPRODUZIONE RISERVATA