A San Bernardo la Pasqua ortodossa
IVREA Christ is risen - Cristo è risorto: ha proclamato a gran voce in rumeno ed in italiano padre Dumitru Babula, e hanno risposto: and truly risen. Centinaia di persone di tutte le età hanno affollato (più di 300 i presenti) per ore l'interno ed hanno sostato, sotto gli ombrelli, all'esterno della chiesa di San Bernando per celebrare insieme la grande festa della Pasqua ortodossa. «Da oggi per i prossimi quaranta giorni - ha spiegato Florica Lupasteanu, punto di riferimento per i suoi connazionali dell'eporediese (poco meno di un migliaio sugli oltre tremila sparsi per il Canavese) - sarà questo il nostro saluto quotidiano». Attenti, devotamente in piedi per ore, i rumeni (arrivati da tutto il Canavese e anche da Aosta) hanno assistito ai riti della Pasqua: dalla processione sotto la pioggia, con le fiaccole della Luce diffusa da Cristo con la Resurrezione, alle lunghe preghiere e canti del Mattutino (sottolineati spesso dal segno della croce) ed alla liturgia finale con la comunione nelle due specie (corpo e sangue di Gesù) che ha preceduto la grande festa, durata fino al mattino, con i cibi e le uova rosse dipinte benedetti (non consumati, per penitenza, durante quaresima) portati da loro in chiesa. «La Pasqua - ci ha spiegato padre Babula - è per noi la regina delle feste perché con la resurrezione del corpo si realizza l'opera di redenzione di nostro Signore Gesù». Per questo sono arrivati da molte parti. «Sono in Italia con mio figlio - spiega Jenita - vengo da Aosta per celebrare la Pasqua con il mio prete». Toccante il racconto di Aurica, tornata in Italia, a Loranzè da due mesi. «Vengo da Baku, ho portato un cesto di cibo da consumare insieme dopo la benedizione per onorare la memoria di mia figlia Anna Maria che è morta a 22 anni, asfissiata per una fuga di gas a Torino dove assisteva un'anziana signora». «Siamo qui stasera - sottolinea Sulceva, arrivata da Bollengo con la figlia Maria, il genero ed il nipotino Stephan - perché arriva la Luce e per noi quella di Pasqua è, proprio per questo la festa più importante». La pensano allo stesso modo i presenti e Carmen di 39 anni, arrivata da Candia con la figlia Flory, evidenzia: «La nostra festa di questa notte è anche un modo per ritrovarci e festeggiare insieme prima della festa di domani in casa con i parenti e con gli amici». Nel gruppo di protezione civile in servizio per l'occasione c'è anche Iulian, in Italia da 15 anni con la famiglia, che sottolinea: «Vengo da Favria, stasera son qui per servizio ma sarei venuto lo stesso, come ho fatto gli scorsi anni per festeggiare tutti insieme la nostra festa di Pasqua». «Martedì andremo - ha spiegato ancora Lupasteanu - a portare i cibi benedetti e ad augurare buona Pasqua ai 30 detenuti ortodossi nel carcere di Ivrea». (s.ro.)