Piattella canavesana e Erbaluce di Caluso elementi identitari

SAN GIORGIO Il Mercato della terra e delle biodiversità vede sempre più uniti due elementi identitari del territorio canavesano: la piattella di Cortereggio e il vino Erbaluce di Caluso. Entrambi hanno un disciplinare di produzione che fornisce regole sulle pratiche di impianto, ma anche un immaginario evocativo di leggenda. Se per l'Erbaluce il mito si perde nei secoli, per il deliziso fagiolo bianco rampicante dal gusto unico, coltivato nell'antichità in mezzo al mais che faceva da tutore, il fascino è quello della riscoperta. Tutto merito dell'agronomo Mario Boggio che, nel 1981, ha provveduto a riconsegnare alla banca del germoplasma dell'Università di Torino un quantitativo di prodotto originario pari a 2 chilogrammi. Se l'Erbaluce ha creato ricchezza, con la nascita di decine di aziende vitivinicole riunite nel Consorzio di tutela e veicolate dall'enoteca regionale, la piattella, dimenticata per anni, è ora un motore di sviluppo sostenibile al centro del fare sistema, a cui si dedica fin dal suo insediamento l'esecutivo del sindaco Andrea Zanusso. Comune e associazione piattella canavesana di Cortereggio hanno dato vita non solo al primo presidio Slow food del Canavese, ma ad un presidio territoriale di sviluppo locale stringendo alleanze con la Camera di Commercio di Torino, con la regione Piemonte, attraverso il Csp -innovazione nelle Ict, con Confindustria Canavese, con il centro per l'impiego di Ivrea, che ha generato una dozzina di tirocini di apprendistato. «Il primo passo per tutelare la propria biodiversità -riassume Ivano Rean Conto, presidente dell'associazione e consigliere comunale di maggioranza - è stata la nascita del presidio Slow food a Cortereggio, poi è arrivato il protocollo d'intesa per far decollare il presidio territoriale, la produzione in crescita ed una commercializzazione di nicchia, finita pure nello spazio. La piattella è, infatti, stata inserita all'interno del progetto spaziale delle zuppa di legumi, presidi Slow food, menù dell'astronauta Samantha Cristoforetti durante la missione sulla stazione spaziale europea, risultato delle ricerche condotte dal laboratorio europeo di ricerca sulla space -food Argotec di Torino, guidato dallo chef Stefano Polato». La coltivazione della piattella, estesa su poco più di 2 ettari per una produzione annua di venti quintali, è all'avanguardia con i terreni profondi e ricchi d'acqua. A Cortereggio la Camera di Commercio di Torino effettua analisi chimiche del suolo e dell'acqua in alcuni punti di campionamento, mentre il centro di ricerche regionale Csp -innovazione per l'Ict, ha installato un living lab che monitora la coltivazione con l'ausilio di droni collegati a sensori. In questo modo i coltivatori, collegati attraverso una webapp, possono intervenire subito in caso di problematiche. «Per diventare presidio - aggiunge Rean Conto - abbiamo dovuto rispondere a requisiti ben precisi. Innanzitutto, doveva trattarsi di una coltura in via di estinzione, doveva presentare poi delle caratteristiche che ne definivano l'unicità, e doveva essere legata al territorio». (l.m.)