«Troppi migranti, chiudiamo il Brennero»
ROMA Vienna aumenta la pressione sull'Italia, nel timore di un'esplosione del flusso dei migranti nel corso della primavera: le stime degli esperti prevedono fino a 300 mila arrivi nella penisola, sulla rotta del Mediterraneo, e l'Austria ribadisce l'intenzione di introdurre controlli sul Brennero, per mettersi al riparo da una nuova emergenza. È questo il messaggio che la ministra dell'Interno Johanna Mikl-Leitner consegnerà oggi al ministro Angelino Alfano, in un incontro a Roma. Mentre la Tiroler Zeitung, per i suddetti controlli, indica una data: fra fine maggio e inizio giugno. La tensione sale, proprio nelle ore in cui Erdogan ha minacciato a chiare lettere che la Turchia «potrebbe non attuare il patto se l'Europa non mantenesse le sue promesse». Si tratta dell'intesa che ha visto i suoi primi risultati lunedì scorso, con l'arrivo in Europa di 43 profughi legali, mentre Ankara si è ripresa 202 migranti dalla Grecia. «L'Italia non può contare sul fatto che il Brennero resti aperto se il flusso sarà incontrollato», ha detto Mikl Leitner, in un'intervista. In pressing anche il capo della diplomazia, Sebastian Kurz, che ha chiesto a Roma di «fermare il lasciapassare», incontrando i governatori di Alto Adige e Trentino, a Bolzano. «L'Austria non può permettersi - ha spiegato - un nuovo 2015. Quando ha accolto 90 mila migranti». In proporzione, ha aggiunto, è come se l'Italia ne avesse accolti 600mila. Il giovane ministro degli Esteri è però convinto che i controlli sul Brennero si «possano ancora evitare». Il senso della missione di Mikl-Leitner non potrebbe essere più chiaro: «Come fatto coi Paesi della rotta Balcanica, Slovenia, Croazia e Macedonia, vogliamo informare anche l'Italia delle misure che intraprenderemo, se vi sarà un flusso incontrollato verso l'Austria». Vienna vuole informazioni anche sulla tenuta degli hotspot, allestiti nel sud Italia. A paventare una nuova Idomeni nel cuore dell'Europa è la tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung, che in un'analisi sferzante, sottolinea che l'Italia potrebbe evitare questa situazione, «se si attivasse» concretamente nelle politiche di accoglienza. Fino ad oggi, è il succo di un articolo di Tobias Piller che lascia capire gli umori di Berlino, Roma si è limitata all'«autocompiacimento», a fronte di un atteggiamento nei fatti «ambiguo» nelle politiche migratorie. Il severo giornale di riferimento dei conservatori concede all'Italia il merito dei salvataggi in mare, ma rinfaccia ai governi del passato di aver consentito ai profughi approdati sulle coste di dileguarsi, e di riversarsi nel nord Europa e in Germania. Richiami che si inquadrano in un contesto nazionale complicato: il mezzo annuncio del ministro dell'Interno Thomas de Maiziere di una possibile sospensione dei controlli sulle frontiere tedesche a partire dal 12 maggio, ha provocato una nuova insurrezione dell'alleato bavarese Horst Seehofer. In questo clima papa Francesco si prepara a raggiungere l'isola greca di Lesbo dove, ha comunicato ieri la Santa Sede, Bergoglio arriverà il 16 aprile, per portare conforto ai profughi radunati nell'isola, insieme con il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e all'arcivescovo di Atene e capo della Chiesa ortodossa greca, Hieronimus II. Il Pontefice va a Lesbo, ha osservato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, «perché vede là una emergenza importante» come a Lampedusa nel luglio del 2013, e chiama alla «solidarietà e alla responsabilità tutte le comunità dei credenti». Nell'isola sono bloccati in condizioni difficili circa ventimila profughi, arrivati in maggioranza da Siria, Iraq e Afghanistan.