«Con la morte di Gloria non c’entro»

IVREA Non ci sono stati colpi di scena. Almeno apparentemente. Nelle quasi sei ore di interrogatorio di Caterina Abbattista, madre di Gabriele Defilippi e storica amica di Roberto Obert (tutti e tre in carcere per l'omicidio dell'insegnante castellamontese Gloria Rosboch, uccisa il 13 gennaio) non sono emersi dettagli illuminanti per l'inchiesta che mira a dare precise responsabilità a tutti i diabolici attori. Come per gli interrogatori di Defilippi e di Obert, il procuratore capo, Giuseppe Ferrando, ha imposto il segreto. Se da quei drammatici colloqui trapelasse un qualche passaggio ritenuto strategico, il paziente ed efficace lavoro dei migliori e più esperti investigatori messi in campo dall'Arma potrebbe naufragare. Perché mercoledì prossimo, 13 aprile, ci sarà il faccia a faccia tra i due assassini, Gabriele Defilippi, 21 anni, e il suo complice e amante, Roberto Obert, 54 anni. Il primo, spocchioso, supponente al limite dell'arroganza nei primi interrogatori (quando il corpo della povera Gloria non era ancora stato trovato ma la procura aveva già aperto un fascicolo per omicidio) sbeffeggiava gli inquirenti. Il secondo, che forse pensava di averla fatta franca, è crollato alle prime domande e si è sciolto come neve al sole. Obert, soprannominato "il coniglio", è stato collaborativo. Ma ha raccontato una verità che stride completamente con quella ribadita da Defilippi «di cui ero innamorato e succube. Ero il suo schiavo», dice. I due si rinfacciano sia la paternità del machiavellico piano disegnato su misura per truffare i risparmi di Gloria Rosboch (187mila, euro mai ritrovati) sia il progetto criminale per eliminarla, uccidendola. Alla domanda: «Chi ha strangolato Gloria Rosboch?» entrambi hanno risposto con fermezza facendo il nome del compagno. La Abbattista, invece, che al momento deve rispondere dell'accusa di concorso in omicidio, non avrebbe dato elementi utili a chiarire questi aspetti che non sono certo secondari. «Ero in ospedale, quel giorno, non mi sono mai allontanata», ha ribadito. È però sconfessata dal suo telefonino che la posizionava nella zona tra San Giorgio e Montalenghe. «Non ho mai saputo dell'omicidio», ha aggiunto, altro passaggio che sarebbe sconfessato da Sofia, ultima fidanzata di Gabriele alla quale l'assassino avrebbe confidato che anche la mamma era coinvolta. E ancora: «Non ho mai lasciato il mio posto di lavoro, chiedete ai colleghi», ha detto. Gli inquirenti lo hanno fatto. E anche l'Asl/To4 ha avviato i provvedimenti disciplinari. Una delle colleghe sarà risentita tra pochi giorni per spiegare le modalità di ingresso e uscita dal posto di lavoro. Infine: «Ho accompagnato Gabriele a Rivarolo perché lì doveva pagare il carro attrezzi e Obert lo avrebbe riportato a casa» e «della truffa a Gloria ho solo immaginato, cercando di sistemare le cose». Questo è quanto si è saputo dell'interrogatorio grazie alle poche confidenze dei suoi avvocati e da un paio di passaggi, molto sobri, del procuratore. Abbattista è parsa una donna provata e smagrita. Dal cappuccio della felpa usata per rendersi irriconoscibile a fotografi e telecamere spuntavano ciocche di capelli bianchi. Indubbiamente sapeva della truffa orchestrata ai danni di Gloria (era intervenuta lei stessa per chiedere che la querela denuncia fosse ritirata), ma si dice estranea al delitto. L'accusa, concorso in omicidio, però fa intendere che i magistrati la pensano diversamente. (ma.gi.)