Poche occasioni per i detenuti «I loro diritti non rispettati»

di Rita Cola w IVREA Nel carcere di Ivrea, i diritti delle persone private della libertà personale non sono rispettati per tutti. Parole forti, quelle messe nero su bianco da Armando Michelizza, Garante per i diritti dei detenuti, nella relazione inviata a tutti i consiglieri comunali e che sarà presentata mercoledì 6 alle 17 in sala Consiglio. Michelizza incalza e osserva: «Questa consapevolezza impone che io dichiari ai consiglieri comunali la disponibilità a rimettere l'incarico che mi è stato assegnato». Il tema è complesso e delicatissimo e si inserisce in un ampio dibattito al livello nazionale sulla necessità di riforma del sistema penitenziario. Per questo Michelizza osserva che oggi, oltre all'azione, servono anche le parole. La città di Ivrea sull'azione c'è: da sempre ha mostrato di considerare il carcere come struttura che fa parte del territorio e non è quindi un caso che il Gruppo operativo locale sia uno dei pochi rimasto operativo nella regione. E non è un caso neppure che il Garante parli di diritti non rispettati «nonostante l'impegno, spesso anche generoso e non sempre riconosciuto e compensato adeguatamente, di molti che vi lavorano per professione o per volontariato. Non vorrei, infatti, che critiche contenute nella mia relazione fossero intese come disconoscimenti del lavoro di chi opera in carcere. Non è così, ma la situazione nelle nostre carceri è molto grave e il peso ricade, in modi ovviamente diversi, sulle persone detenute e anche in quelle che vi lavorano». Nel bilancio di un anno di attività, Michelizza intanto osserva che il numero dei Garanti, in Piemonte, è cresciuto. Ivrea era stata la seconda città in Piemonte a nominarne uno, oggi è in buona compagnia anche con Alba, Alessandria, Asti, Fossano, Saluzzo, Verbania, Vercelli e preso anche Biella. Delle 76 persone detenute che hanno chiesto un colloquio con il Garante, 12 lo hanno fatto per spiegare (e cercare una soluzione) ai loro problemi di salute. Salute e lavoro sono i temi caldi legati al carcere: 10 detenuti hanno chiesto di lavorare o fare attività di volontariato. Sette, invece, hanno chiesto un sollecito per ottenere il trasferimento in un carcere più vicino alla famiglia (in tre casi anche nel proprio Paese facente parte dell'Unione europea). In cinque casi, i detenuti hanno detto di avere assistito a maltrattamenti e, per uno, il Garante ha segnalato la questione alla procura della Repubblica. Tra le cose che, nell'anno, sono andate male, va sicuramente segnalata la cessazione del sostegno della Cassa delle Ammende alla sperimentazione della gestione, attraverso una cooperativa sociale, delle attività di confezionamento pasti per le persone detenute e del punto ristoro per il personale. Il tema del lavoro è quello che presenta maggiori criticità. Su 231 detenuti (159 con pena definitiva), quelli che escono a svolgere qualche attività all'esterno sono solo 6. «Dovremmo porci l'obiettivo, in due o tre anni, di arrivare a 25-30». E adesso c'è una criticità che, secondo Michelizza, va assolutamente monitorata: «La tipografia del carcere è stata avviata poco dopo l'apertura della casa circondariale, all'inizio degli anni Ottanta. Oggi la difficoltà è legata al pensionamento di uno dei due agenti che ne hanno garantito la conduzione. Pare possibile continuare, ma è una questione che va seguita con l'attenzione che merita». Ci sono, però, anche cose positive: «È aumentata l'offerta scolastica, i corsi di scuola media superiore sono aumentati da uno a tre grazi alla direzione e all'Iis Olivetti». Inoltre, si è consolidata anche la fornitura di protesi per le persone con gravi carenze odontoiatriche che integra le prestazioni dell'Asl/To4 grazie a Fondazioni e i volontari. Continua l'attività di agopuntura e con le Acli si seguono le prestazioni pensionistiche e previdenziali».