IL BAZOOKA STAVOLTA NON BASTA

di ANDREA BODA Come al solito c'era grande attesa per l'intervento di Mario Draghi ieri, abituale seguito della riunione della Banca centrale per le decisioni di politica monetaria. In molti aspettavano di vedere se da Francoforte, ancora una volta, sarebbe stato potenziato il "bazooka" e -su questo fronte- Draghi non ha affatto deluso le aspettative, anzi. È stato stanziato un pacchetto variegato di interventi che, in breve, prevede una ulteriore riduzione dei tassi di deposito (da -0,3% a -0,4%) una estensione del programma di acquisto titoli (il quantitative easing) che passa da 60 a 80 miliardi di euro al mese, un allargamento dell'orizzonte dei titoli che la Bce è pronta a comprare, includendo le obbligazioni emesse dalle imprese non finanziarie di miglior qualità. In aggiunta a tutto questo, viene varata una nuova edizione del Tltro(Targeted long term refinincing operations): il piano che consente alle banche di finanziarsi a condizioni favorevoli purché utilizzino il capitale per erogare finanziamenti. La reazione del mercato è stata inizialmente entusiastica, la Borsa di Milano ha iniziato a strappare al rialzo come uno scalatore in una tappa del Giro d'Italia, segnando dopo poco tempo un rotondo +4%. Poi qualcosa ha iniziato a girare male: il primo segnale che qualcosa si stava incrinando è venuto dal cambio tra euro e dollaro. Quando la conferenza stampa era ancora alle fasi iniziali l'euro ha iniziato inaspettatamente a rafforzarsi, probabilmente sulla scorta di una riflessione: la prossima settimana la Federal Reserve dovrà rispondere ad un intervento ultra accomodante come quello presentato ieri rimangiandosi in parte il suo progetto di rialzo tassi lungamente preannunciato. Ma poi anche le Borse hanno iniziato a flettere. L'effetto delle medicine, in effetti, è variabile a seconda della malattia di cui si soffre: quando la malattia era il debito e la scarsità di liquidità gli interventi di allentamento monetario della Banca centrale erano una vera manna, acqua fresca per gli assetati. Il problema di cui soffriamo sono i crediti (specie quelli deteriorati), l'inflazione zero e la mancanza di crescita. E su questi fronti la Banca centrale può fare molto poco. Anzi, Draghi ha illustrato chiaramente come sia le stime di crescita che quelle di inflazione vanno riviste a ribasso, più di quanto il mercato già non scontasse, e che i rischi di ulteriori peggioramenti del quadro sono ancora ben presenti. In un certo senso è un'ammissione: quanto fatto finora ha ottenuto poco, molto poco, per crescita inflazione e qualità dei crediti, pertanto il fatto che la Banca centrale conceda "di più" di una cosa che non serve ha portato gli operatori, ancora straniti dall'entusiasmo iniziale a dire "Embé?". Gli accenni di Draghi sono stati chiari anche sul lato dei tassi: «abbiamo violato la soglia dello zero per smontare un tabù, la convinzione che giunti a zero i tassi non potessero che salire è stata smontata. Ora il focus deve spostarsi sugli strumenti non convenzionali. Quando questo sarà avvenuto potremo serenamente normalizzare i tassi». È la prima volta che viene fatto cenno alla normalizzazione dei tassi, così come per la prima volta - più volte - il governatore della Bce ha chiesto alla platea «immaginate se non avessimo fatto quello che abbiamo fatto». È una dialettica che trasmette la consapevolezza di essere imprescindibile, ma al tempo stesso la garanzia che in qualunque caso la Bce sarà sempre lì a dare sostegno, le riforme impopolari verranno protratte e rimandate per quanto trincerandosi dietro il continuo soccorso della Bce? Siamo giunti al punto che le banche potranno finanziarsi a tasso negativo, essere pagate per indebitarsi, non so cosa possa esserci di più impopolare agli occhi di cittadini che faticano ogni mese a pagare gli interessi del proprio mutuo. Continuando così, la luce in fondo al tunnel ci sarà pure, ma quel tunnel non fa che allungarsi anno dopo anno, fino a non ricordarci nemmeno più che colori abbia il mondo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA