«Era morta e continuava a strangolarla»

di Vincenzo Iorio wIVREA Gabriele Defilippi, Roberto Obert e Caterina Abbattista saranno nuovamente interrogati questa settimana dal procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando, titolare delle indagini sull'omicidio di Gloria Rosboch, l'insegnante di Castellamonte uccisa lo scorso 13 gennaio e il cui cadavere è stato ritrovato il 19 febbraio in una cisterna nell'ex discarica di Rivara. Saranno giorni decisivi per chiudere il cerchio in un'inchiesta a cui manca ancora qualche tassello. Gli investigatori sono infatti convinti che i tre, indagati per concorso in omicidio, nascondano il nome del quarto complice, o quarta complice. Qualcuno che potrebbe aver aiutato Defilippi e Obert a disfarsi degli abiti e degli oggetti della professoressa dopo averla strangolata. Qualcuno che abita nella zona attorno a Montalenghe, il cui ripetitore ha agganciato quella sera, alle 19.19, il telefonino di Caterina Abbattista che invece continua a sostenere che lei quella sera non si è mai allontana dal reparto di pediatria dell'ospedale di Ivrea dove lavora e dal quale ora è stata sospesa. La versione di Gabriele Molte le incongruenze nelle confessioni rese da Defilippi e Obert sulle quali la procura della Repubblica vuole vederci chiaro. Cominciamo da Defilippi che riferendosi a Gloria Rosboch dice ai carabinieri che lui «è sempre stato un vero amico per Gloria, ho sempre cercato di ascoltarla e sostenerla in un momento difficile della sua vita. Gloria mi chiese di darle delle attenzioni differenti da quelle che io potevo darle. Io ho truffato la professoressa, ma sono sempre rimasto amico». L'idea della truffa Nasce dalla necessità di soldi per aiutare la mamma a pagare le bollette molto alte. «Mi sono proiettato con avidità nel mio panorama sociale - dice Defilippi - al fine di trarne profitto, questo su indicazione di Roberto Obert». E ancora: «Roberto sapeva della professoressa Rosboch, lui mi disse di cercare qualcuno, nel mio panorama sociale, da cui prendere soldi». Ecco l'idea della truffa da 187 mila euro, delle quote societarie da acquistare in Francia e del progetto di andare a vivere con Gloria ad Antibes. Quando però, attraverso il suo legale, la professoressa vuole indietro quei soldi, «Io non potevo più ridarglieli poiché li avevo dati a Obert e lui mi aveva detto che aveva solo 55mila euro». Il 13 gennaio Il giorno dell'omicidio. Gabriele racconta di arrivare a Rivarolo con la madre, dove lo viene a prendere Obert. «Lui mi dà la sua Twingo e mi dice di andare a Castellamonte ad aspettare la professoressa che esce da scuola e di contattarlo non appena fossi riuscito ad incontrarla. Gloria fu entusiasta di vedermi, parlammo del più e del meno e andammo con la macchina davanti la chiesa di San Bernardo. Lì le dissi che avevo un amico che aveva la possibilità di restituire tutti i suoi soldi». Poco dopo i due incontrano nuovamente la professoressa per restituirle i soldi. «Gloria si è seduta sul lato passeggero io ero seduto dietro, Obert guidava... ma a un certo punto mi chiede di dargli il camio. Quando arriviamo nei pressi dell'ex discarica di Rivara, Obert scende dall'auto per prendere dal baule la borsa con i soldi. So che lui aveva dei soldi facsimile... A un tratto lui prende un cavo e la strozza. Io sono rimasto sconcertato... Avevo paura. L'ho aiutato a nasconderla nel buco dopo averla spogliata... Abbiamo quindi fatto ritorno a Valperga e Obert è salito sulla sua Mini dove l'avevamo lasciata. A Rivarolo Obert ha lavato la macchina... poi siamo andati a casa mia a Gassino e mi ha fatto cambiare gli abiti. Infine, siamo andati a disseminare la roba che avevamo tolto alla Rosboch a Torino, in corso Giulio Cesare». La versione di Roberto Diversa la versione di Roberto Obert. «All'inizio della nostra relazione, nell'agosto del 2015, Gabriele mi agganciò chiedendomi una somma di denaro di 200mila euro: gli serviva per un affare. Seppi da lui e dalla mamma che una donna di Castellamonte, che io non ho mai conosciuto, lo aveva denunciato perché le avrebbe preso 187mil euro». Obert spiega che in più occasioni Gabriele gli aveva riferito di non sopportare più l'idea di questa donna che lo aveva denunciato. «Quando si riferiva a questa vicenda diceva sempre "questa qui la faccio fuori, non posso tollerare"». Il sopralluogo Obert ammette anche che nei giorni precedenti l'omicidio, insieme a Defilippi, fa un sopralluogo nell'ex discarica. Il 13 gennaio, Obert conferma di essere andato a prendere Gabriele a Rivarolo e di avergli prestato la sua Twingo. «Dopo pranzo mi chiama e mi chiede di raggiungerlo davanti le poste di Castellamonte. Mi chiede di accompagnarlo a prendere una signora. Mi ha detto che doveva parlarle. Gabriele mi ha poi presentato alla signora come colui che avrebbe potuto restituirle i soldi che le doveva. Io sono stato zitto e sono stato al gioco». I tre salgono in auto, alla guida c'è Obert. «Quando ho imboccato la stradina di campagna, lui ha tirato fuori la corda, gliel'ha messa al collo ed ha tirato. La donna ha cercato di afferrare la corda, anche io l'ho fatto, ma non ci sono riuscito perché lui tirava più di noi. La signora ha perso i senso quasi subito, credo che abbia solo detto con un filo di voce "cosa fai?"». Secondo Obert, subito dopo Gabriele è sceso dal'auto e ha tirato giù la professoressa. «Gabrelele le ha di nuovo messo la corda intorno al collo per strozzarla. Poi lui l'ha spogliata, le ha tolto gli indumenti e gli anelli. «Defilippi ha afferrato il corpo della donna dalle spalle per portarla verso il buco. Io non capivo più nulla e per pietà ho aiutato Gabriele a trascinarla».