Uccisi 2 italiani rapiti «Scudi umani dell’Is»
di Fiammetta Cupellaro wROMA Due operai italiani sono stati trasformati in "scudi umani" dai miliziani dell'Is. Fausto Piano, 61 anni, cagliaritano e Salvatore Failla, siciliano di 48 sono stati uccisi dalle forze di sicurezza libiche. Lo scontro a fuoco sarebbe scoppiato a Sabratha, città nell'ovest della Libia territorio ormai nelle mani delle milizie del Califfato, in circostanze ancora da chiarire. Entrambi dipendenti della ditta di costruzioni di Parma "Bonatti Spa" lasciano ognuno 2 figli. Da otto mesi erano nelle mani degli jihadisti. Erano stati sequestrati il 20 luglio scorso a Mellitah, punto di partenza del gasdotto Greenstream, il più lungo d'Europa (gestito per tre quarti dall'Eni) nel bel mezzo di un'area senza governo né controllo che si estende dal Golfo della Sirte, al sud della Tunisia, fino al Sahara algerino. Dove i combattenti libici si oppongono all'avanzata dello Stato islamico. Con loro vennero sequestrati altri due colleghi: Gino Pollicardo, 54 anni di La Spezia e Filippo Calcagno 65 di Enna. Questi ultimi due, secondo il sottosegretario con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, convocato e ascoltato ieri dal Copasir, «sono ancora vivi». I cadaveri di Failla e Piano, invece, sono stati mostrati in un video diffuso da Esam Krair capo del Sabratha Media Center. Sono state ore drammatiche sul filo Roma-Tripoli. Dopo le prime incertezze per la scarsità delle notizie dalla Libia, nel pomeriggio è arrivata la nota della Farnesina che usava ancora il condizionale, poi in serata la presidente della Camera Laura Boldrini ha fatto cadere l'ultima speranza: «Esprimo il grande dolore mio e dell'intera Camera dei deputati per la morte di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici uccisi in uno scontro a fuoco in Libia», ha annunciato. Convocato d'urgenza il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. «Ora la priorità è salvare gli altri due ostaggi» ha detto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, al termine dell'audizione di Marco Minniti. Versioni contrastanti. Quella dello scontro a fuoco non è l'unica ricostruzione che arriva dalla Libia sul duplice omicidio. Esam Krair capo del network che ha diffuso le immagini dei corpi degli italiani uccisi, ha raccontato che le milizie locali libiche hanno attaccato due mezzi dellIs a circa 35 chilometri a sud di Sabratha uccidendo nove persone che viaggiavano a bordo dei veicoli. Il convoglio serviva proprio per il trasferimento dei due ostaggi. I corpi dei due italiani sarebbero stati trovati successivamente con le "armi in mano". Le forze di sicurezza libiche li avrebbero uccisi perché scambiati per siriani. Il video, che dura una trentina di secondi, rivelerebbe un'altra verità ancora: le immagini girate in un luogo chiuso, forse un covo, mostrano dei corpi senza vita. Tra quei morti ci sarebbero gli ostaggi italiani, Piano e Failla che nel corso di questi otto mesi sono stati separati dagli altri due dipendenti della Bonatti, Calcagno e Policardo. Fonti della sicurezza libica, invece, descrivono gli italiani "giustiziati dall'Is", prima del blitz condotto dalle milizie legate al governo di Tripoli. Raid che in realtà, avrebbe dovuto portare alla loro liberazione. Nella confusione delle ricostruzioni, lapidaria l'affermazione del direttore del Dipartimento informazioni per la sicurezza, Giampiero Massolo: «Non abbiamo i corpi, dobbiamo aspettare di averli per le autopsie». Non rimane che aspettare il materiale investigativo dalla Libia. La procura di Roma ha annunciato l'apertura di un'inchiesta sulla morte dei due tecnici. 007 italiani: «Fino a febbraio non erano nelle mani dell'Is». Le dinamiche del rapimento dei quattro tecnici della Bonatti non sono mai state chiarite e non è mai arrivata una rivendicazione ufficiale. L'ipotesi più accreditata era che i quattro fossero finiti nella mani di «gruppi vicini ai miliziani di Fajr Libya» la fazione islamista che ha imposto un governo parallelo a Tripoli e che si oppone a quello internazionalmente riconosciuto a Tobruk. Fino alla fine febbraio anche fonti dell'intelligence italiana escludevano che i 4 italiani fossero nella mani dell'Is. La preoccupazione maggiore era che venissero "ceduti" a gruppi jihadisti infiltrati in diverse aree della Libia e interessati a gestire i sequestri per il notevole risvolto mediatico. Confine senza controllo. Sabratha, città tra Tripoli e il confine tunisino è diventata terra di scontro tra gli jihadisti dei due Paesi. E tra loro e le milizie libiche. Il 19 febbraio in quella località gli Usa avevano compiuto un raid aereo contro un campo dello Stato islamico. Obiettivo: il miliziano jihadista Noureddine Chouchane, tunisino legato ai due grandi attacchi dell'anno scorso in Tunisia (al museo Bardo e sulla spiaggia di Sousse). Le brigate locali martedì scorso avevano ripreso a combattere a Sabratha uccidendo sette persone. Una vendetta dopo che membri dell'Is avevano preso il controllo della città e decapitato 10 membri delle milizie libiche. In questo tragico caos, sono finiti Fausto Piano e Salvatore Failla, il primo era un meccanico, il secondo saldatore specializzato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA