Rizzi nega tutto: «Ma sono finito»

MILANO Consapevole di «essere finito politicamente» ha cercato di difendersi e di chiarire la sua posizione Fabio Rizzi, l'ex «uomo di punta» per la sanità di Roberto Maroni, in carcere dall'altro ieri nell'ambito dell'inchiesta di Monza sul malaffare nella sanità lombarda e in tarda mattinata interrogato dal gip. L'ex senatore, sospeso dalla Lega dal segretario Matteo Salvini, tra dichiarazioni spontanee e risposte ad alcune domande, ha parlato per oltre due ore. E come lui hanno respinto le accuse anche il suo braccio destro Mario Valentino Longo, l'imprenditrice Maria Paola Canegrati e le altre persone interrogate ieri. Intanto, tra le carte dell'inchiesta coordinata dal pm monzese Manuela Massenz e condotta dai carabinieri del nucleo invetigativo di Milano, vengono a galla altri particolari. Come gli appellativi dati in più occasioni a Rizzi da Longo e dall'imprenditore e presunto riciclatore Stefano Lorusso, anche lui arrestato. Scorrendo qua e là la richiesta di arresti del pm, l'ex presidente della Commissione regionale Sanità veniva soprannominato dai due in modo irrispettoso: «allevatore di maiali» oppure «allevatore di polli». Dagli atti, oltre al riferimento ad un presunto incontro di un «sabato» con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi al quale avrebbero partecipato Rizzi, Longo e il Prof. Enrico Felice Gherlone, primario dell'odontoiatra del San Raffaele, emerge anche che l'ex senatore avrebbe chiesto alla "zarina" dell'odontoiatria, come spendere 10 milioni di euro destinati all'odontoiatria sociale. Nella telefonata - del gennaio del 2015 - Canegrati diceva a un dirigente dell'ospedale di Melegnano: «Dobbiamo però, guarda, essere dei martelli pum...pum...cioè veramente essere dei martelli.... ti vorrei dire una cosa... nuovo progetto politico, legge passata in giunta e in consiglio, ci sono 10 milioni di euro per l'odontoiatria sociale... il Senatore Rizzi, che è un amico (...) ci dice a noi... ditemi come li posso spendere questi soldi per l'odontoiatria sociale». E il dirigente ospedaliero: «Lo sai benissimo, pigli i vecchietti gli metti tre impiantini». E Canegrati: «La dentiera». Spunta anche una società in Lussemburgo in cui Longo e Rizzi avevano delle quote e che si aggiunge alle panamensi "Ibesti" e "Inside Out", alla americana "More than lux", oltre a quelle con sede a Dubai e Montecarlo. Compare poi il nome di Alessandro Albano, altro componente dello staff di Rizzi, che in un'intercettazione ambientale si sarebbe rivolto al braccio destro del politico sospeso dalla Lega e a Lorusso per incassare «un assegno di una holding svizzera di 15 milioni di euro». Albano e Longo sognavano anche «grasse vacanze» per quanto avrebbero incassato in vista del contratto che la Canegrati avrebbe dovuto firmare per espandere la sua attività in Toscana. Intanto gli interrogatori di garanzia di alcuni dei 9 finiti in carcere. L'ex consigliere regionale, che ha fatto istanza per i domiciliari, «ha chiarito tutta una serie di circostanze, tutto quello che riguarda l'impianto accusatorio ma non ha fatto ammissioni», ha spiegato il suo legale, Monica Alberti, aggiungendo che «è consapevole di essere politicamente finito». Sulla stessa linea il faccia a faccia con il gip di Longo e Canegrati. Nel frattempo il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, prende le distanze: «Ho letto gli atti e mi pare ci siano prove schiaccianti».