Milano, Sala ora teme il tradimento di Sel «Ma credo alla lealtà»
di Gabriele Rizzardi wROMA «Io credo alla lealtà. Se qualcuno cambierà strada se ne dovrà assumere la responsabilità». Il giorno dopo la vittoria alle primarie, il candidato sindaco di Milano per il centrosinistra Giuseppe Sala non nasconde la sua soddisfazione per il risultato ottenuto ma fa comunque capire di essere preoccupato per come si potrà comportare la sinistra del Pd quando arriverà il momento del voto. «Io vado avanti con un programma positivo dopo di che - ha detto - chi c'è, c'è. È chiaro che le primarie si basavano su un patto di lealtà e quindi io ci tengo che rimangano tutti con me». L'ex Commissario di Expo ha vinto con il 42%, staccando di 5.000 voti Francesca Balzani, che si è fermata al 34%. Le divisioni della sinistra più radicale, che oltre a quella dell'attuale vicesindaco ha espresso anche la candidatura di Francesco Majorino, arrivato al 23%, sono state dunque determinanti. Le percentuali del secondo e del terzo classificato fanno infatti intuire quanto Sala avrebbe faticato se si fosse dovuto battere contro un solo avversario della sinistra. E adesso già si guarda al voto di giugno. L'ex Commissario vede come "possibile" un altro candidato di sinistra e spiega perché: «Credo che, per quanto io abbia ribadito che sono indipendente da Renzi e che non ho intenzione di realizzare a Milano il partito della Nazione, un pezzo della sinistra voglia fare una manovra che ha anche valore politico nazionale». Ci sarà un altro candidato della sinistra? La risposta arriva da Francesca Balzani: «Siamo tutti indispensabili ed è necessario trovare una grande unione. Starà all'abilità di tutti tenere insieme gli elettori e le diverse anime della coalizione». Quel che è certo è che non tutto il variegato popolo della sinistra milanese ha accolto con favore la vittoria di Giuseppe Sala. I malumori, ieri, si sono manifestati acuti. È infatti palpabile il disagio di almeno parte della maggioranza di coloro che sono andati a votare, quel 57% che a Sala ha preferito Balzani e Majorino. Tra gli elettori di sinistra, molti testimoniano "smarrimento" e "indecisione" sul da farsi di fronte ad un candidato che "non li rappresenta". E ancora. Molti annunciano fin da ora che non lo voteranno mai perché "impresentabile" e fautore del partito della Nazione, progetto in antitesi all'esperienza politica praticata per 5 anni a Milano da Giuliano Pisapia. Ragion per cui, il coordinatore di Sel, Nicola Fratoianni, recita il de profundis di quella che è stata la stagione arancione: «La vittoria di Beppe Sala chiude definitivamente la stagione arancione di Giuliano Pisapia. Dunque, di fronte a un fatto nuovo si avvii una riflessione». Ci sarà una candidatura alternativa? «È sempre difficile escludere cose che non sono di fronte a noi. Si discute di quello che c'è. E oggi quello che c'è è la chiusura di una stagione e l'apertura di una fase completamente diversa» precisa l'esponente di Sel. Fatte le primarie del centrosinistra, a Milano la parola passa ora al centrodestra. Per cercare di mettere in campo un nome in grado di competere con Sala, ieri Berlusconi ha tenuto un vertice con Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Ma dalla riunione è uscita solo la decisione di non appoggiare Alfio Marchini a Roma. «Durante il vertice con Berlusconi e la Meloni il nome di Marchini è stato bocciato. Non sarà il nostro candidato a Roma. Il veto lo ha messo Giorgia Meloni. C'è in ballo un altro nome ma non sono io a contattarlo. In settimana si saprà» taglia corto Salvini. A Milano correrà l'imprenditore Stefano Parisi, che è ritenuto l'unico candidato in grado di competere con Sala? «In settimana scioglierà la riserva» risponde il leader della Lega. Quanto alla sinistra e alla difficile corsa per Roma, Stefano Fassina si dice disponibile per una candidatura «alternativa» a quella del Pd e non esclude un ticket con Ignazio Marino: «Cerchiamo di mettere insieme le forze per dare una svolta di governo alla città». ©RIPRODUZIONE RISERVATA