Mattinata con gli sposi per le zappate
IVREA È tornato il sole, dopo la giornata di pioggia di domenica scorsa, a riscaldare benevolo la cerimonia delle zappate, uno dei momenti più seguiti e più amati del Carnevale. Tutt'e cinque le coppie di sposi, Tania Valle e Alessandro Sado per la parrocchia di San Maurizio, Carlotta Pera e Andrea Ronchietto per Sant'Ulderico, Laura Giglio e Giampiero Fornengo per San Lorenzo, Ilaria Vigo e Filippo Avetta per San Salvatore e Michela Paluello e Gregorio Costa Laja per la parrocchia di San Grato, hanno portato onorevolmente a compimento il loro gesto simbolico, seguite fino all'ultimo da uno stuolo di eporediesi ben lieti di accodarsi alle melodie dei Pifferi e tamburi. Ogni coppia, accanto all'ufficiale addetto, ha atteso nel punto in cui inizia il territorio della parrocchia di appartenenza il corteo con Generale, Sostituto, Stato Maggiore e Vivandiere, preceduto dai Pifferi e tamburi e proveniente da piazza di Città. Di volta in volta, sono state presentate al Generale Pierluigi Percivalle che ha offerto a ogni sposa un mazzo di fiori nei colori rionali e, raggiunta la piazza, hanno dato il primo colpo di pala e piccone, "tra gli evviva e gli applausi del popolo gaudente, tra lo sventolio delle bandiere e il suono dei carnevaleschi strumenti", mentre il Generale, togliendosi la feluca, ha affermato ad alta voce: «Ciamo testimonianssa che n'tla parochia … l'è piantase al pich a l'uso antich». Protagonista indiscusso, il Sostituto gran cancelliere Marco Adriano, con la sua bella voce chiara e impostata e il suo phisique du role, quasi personaggio da commedia dell'arte, il quale, alla zappata in piazza del Rondolino, indicando la sposa Laura Giglio, ha riservato a tutti i presenti una gradita sorpresa in termini di citazioni e curiosità carnevalesche: «Questa giovane signora –ha sottolineato- è la nipote di Nino Brunetto che fu Sostituto negli anni 1933, '34 e '35. Proprio nel 1935 suo nonno riportò nel Libro dei Verbali che, per la prima volta, si era tenuto in quella piazza il piantamento dello scarlo di San Lorenzo. Ritrovarvi qui, oggi, la nipote a piantare il pich è quasi un cortocircuito della storia». E donandole copia di quel lontano verbale d'anteguerra, ha rimarcato: «In questo momento è come se tutti i Sostituti presenti in piazza e i gran cancellieri dicessero a questa signora, attraverso le mie parole: ‘tu rappresenti la continuità della tradizione». Anche quest'anno, come nei precedenti, le persone sono accorse numerose al richiamo della tradizionale cerimonia e in ogni piazza, gli sposi hanno fatto trovare dovizia di bibite calde, vini, pasticcini, bugie e specialità salate per un momento conviviale beneaugurante. "A perenne ricordo dell'ardita impresa dell'eroina sposa" si è dunque osservato "che il primo colpo di piccone per lo scavo utile alla posa degli scarli fosse dato dall'ultima sposa di ciascun rione, accompagnata dallo sposo e dal suono di pifferi e tamburi". La tradizione è salva. Franco Farnè