Il giallo delle banconote false Un segnale dato ai malavitosi

FELETTO Segnale in codice o tentativo di depistaggio? Le indagini sull'omicidio di Pierpaolo Pomatto, 66 anni, nativo e residente a Feletto, freddato lunedì scorso in aperta campagna in frazione Vesignano si concentrano anche su quelle banconote palesemente false (recavano la dicitura fac-simile) lasciate sul cadavere. «Potrebbe essere una firma, un tentativo di depistaggio o un segnale lanciato a quella cerchia di amici della vittima implicati in affari sui quali stiamo cercando di far luce», si limitano a dire gli investigatori. Intanto non è ancora stato dato il nullaosta ai funerali dell'ex panettiere, caduto in disgrazia dopo una gioventù brillante nella quale ha sperperato il cospicuo patrimonio di famiglia. Ultimamente, dal punto di vista economico, "Pumatt", così lo chiamavano in paese, era in gravi difficoltà e aveva chiesto aiuto. Alla fortuna, tentandola sempre più spesso con le slot machine, e a qualche amico, o presunto tale. Che magari i soldi glieli aveva prestati. Ma ora li voleva indietro. Non certo ai familiari. Con la moglie, dalla quale era separato da anni ma non risulta agli atti divorziato, e con i figli (un ragazzo e una ragazza) i rapporti erano pressoché inesistenti da anni. Tenacemente seguita anche la pista della droga, della cocaina in particolare. In zona se ne consuma parecchia ed il mercato è fiorente. Forse Pomatto ha cercato di entrarvi ma così facendo avrebbe pestato i piedi a criminali senza pietà e con un palmares ben diverso dal suo, che non era certo trascurabile (oltre a furti e truffe c'è anche un tentativo di estorsione) ma lontano da quei pericolosi ambienti dove chi sgarra viene condannato a morte. L'esecuzione dell'ex panettiere non si concilia quindi con gli espedienti che spendeva per sopravvivere alimentando le sue due passioni, cani e motociclette. È stato ucciso con la ferocia riservata ai boss, cosa che, secondo gli investigatori, lui non era. A meno che avesse visto o raccontato qualcosa legato a loro. Che non lo hanno perdonato. (ma.gi.)