Il Pd teme il voto in Aula mediazione con il Ncd

ROMA Il fantasma del voto segreto in Senato utilizzato per fare uno «sgambetto» al governo spinge il Pd a ricercare una «sintesi alta» sulle unioni civili tra i sostenitori del ddl Cirinnà e il fronte contrario, che conta non solo cattolici ma anche alcuni laici. E l'obiettivo primario resta quello di assottigliare la fronda interna prima di arrivare in aula. L'accordo dovrebbe recuperare Ap che per ora resta alla finestra. E a movimentare il dibattito ci ha pensato anche Umberto Veronesi che, buttando alle ortiche decenni di condanne della mercificazione del corpo femminile, ha detto che «non c'è nulla di male» per l'utero in affitto praticato dalle donne povere. In mattinata si è svolta l'Assemblea dei senatori del Pd (ne seguirà una seconda martedì prossimo) in cui quanti nei giorni scorsi hanno espresso riserve sul ddl hanno spiegato il loro punto di vista: dai cattolici Emma Fattorini, Maria Rosa Giorgi e Stefano Lepri al laico Vannino Chiti. Sulla loro richiesta di eliminare dai primi due articoli i riferimenti che accomunano le coppie omosessuali alla famiglia si sta già lavorando. Il nodo rimane l'adozione del figlio naturale del partner all'interno di una coppia gay: i critici temono che questo spinga a ricorrere all'utero in affitto, vietato in Italia ma opzione praticata in alcuni paesi esteri. Lepri ha rilanciato l'affido rafforzato: il partner ha funzioni genitoriali ma non diventa genitore. Fattorini ha chiesto una «stigmatizzazione chiara dell'utero in affitto e la restrizione della stepchild adoption ai figli che già ci sono» al momento in cui si forma la coppia omosessuale. D'altra parte Rosa Filippin ha sottolineato i rischi di uno stralcio della norma. La stepchild adoption viene già sancita in Italia dai tribunali dei minori: è impensabile una legge che contraddica tali sentenze. Fatto sottolineato anche dalla relatrice Monica Cirinnà. Proprio quest'ultima ha parlato della possibilità di uno «sgambetto» in Aula al governo sui voti segreti. «Se il voto segreto fosse semplicemente un voto di coscienza legato ai propri valori, questo rischio non ci sarebbe, ma nel voto segreto purtroppo spesso entra in ballo il gioco politico». Insomma anche M5S potrebbe far mancare i suoi sì per fare lo «sgambetto» a Renzi. Quindi, ha sottolineato Luigi Zanda, il rischio è un'Aula con «un esito incerto». Di qui il suo appello ai senatori dem alla «responsabilità e alla prudenza» tanto negli emendamenti quanto nelle dichiarazioni. Emerge dunque il desiderio di una «sintesi alta», (Di Giorgi) che eviti la lotteria del voto segreto. Al lavoro c'è un gruppo di parlamentari che cerca di «limare» il testo per trovare una intesa che coinvolga l'intera maggioranza. Ncd, con Maurizio Sacconi e Nico D'Ascola, ha chiesto che l'utero in affitto sia dichiarato «reato universale» e che sia stralciata la stepchild adoption. Ma non si chiude, in seconda istanza, alla mediazione del Pd: «Stiamo a vedere dove questo sforzo vuole approdare e poi faremo le nostre valutazioni». Uno choc sono state le parole di Veronesi sull'utero in affitto che, «può essere - dice - un'occasione per le donne non abbienti per migliorare sensibilmente il proprio tenore di vita, per aiutare i figli a pagarsi gli studi». Parole destinate ad infiammare il Family day del 30 gennaio, a giudicare dalle reazioni sui social. La linea ufficiale dei vescovi arriverà solo lunedì 25 quando Bagnasco farà la sua prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale. Dal comitato promotore del Family day si parla del coinvolgimento del Vaticano. Generazione famiglia ieri ha twittato: «Papa Francesco è informato e d'accordo», senza fornire nessun altro dettaglio.