Banche ostaggio dei prestiti in sofferenza
di Andrea Di Stefano wROMA Le cause della nuova tempesta perfetta che si è abbattuta sui titoli del settore creditizio non vanno cercate lontano (un attacco speculativo, le frizioni tra Italia e Bruxelles, addirittura l'assalto alle aziende per poterle comprare a prezzi stracciati). Bastano i numeri dei crediti deteriorati e la richiesta di informazioni arrivata dalla Bce (che in realtà è del 9 gennaio e non è stata indirizzata solo agli istituti del Belpaese). In Italia, valgono oltre 350 miliardi, di cui 45 riconducibili solo al Monte dei Paschi. I prestiti in sofferenza delle banche italiane in rapporto agli impieghi hanno raggiunto infatti il livello massimo da vent'anni. In rapporto agli impieghi, infatti, le sofferenze lorde (oltre 201 miliardi come già indicato dalla Banca d'Italia) risultano pari al 10,4% in novembre, il valore più elevato dell'ultimo ventennio. Il rapporto a fine 1996 aveva raggiunto il 9,9 per cento. L'Abi ricorda che prima dell'inizio della crisi globale (fine 2007) il rapporto tra sofferenze lorde e impieghi era del 2,8 per cento. Non c'è quindi da meravigliarsi che ieri, nonostante il listino abbia recuperato l'1,04%, Mps abbia lasciato sul terreno il 16% dopo il -14% di lunedì nonostante la Consob abbia prorogato il divieto di vendite allo scoperto sul titolo fino a giovedì. In meno di tre settimane il Monte dei Paschi ha lasciato sul terreno un terzo della propria capitalizzazione, portandosi sotto la soglia dei 3 miliardi: in pratica, oggi la banca vale meno di quanto raccolto sei mesi fa sul mercato. Non sono, però, solo le domande della Bce sui "buchi", reali e potenziali, ad aver abbattuto l'istituto senese: dopo l'aumento di capitale da 8 miliardi ci si aspettava una rapida aggregazione che non è arrivata e i tentennamenti hanno avuto ripercussioni negative sul piano di risanamento e soprattutto sulla possibilità reale della banca di poter sostenere gli oneri finanziari sui prestiti (compresi i Monti-bond) per coprire le perdite. Dopo Mps Banca Carige (-11,2 %), Banco Popolare (-6,3%), Unicredit (-3,5% ) Bper (-0,4%) e Bpm (+0,4%). Le banche italiane hanno risposto ieri sera alla Consob, che chiedeva loro aggiornamenti sulla situazione dei Non Performing Loans in seguito alla notizia che la Bce sarebbe interessata a una svalutazione ulteriore dei crediti deteriorati degli istituti italiani. Unicredit, Mps, Bpm, Bper, Banco e Carige hanno avvertito che Francoforte li sottoporrà a una valutazione ulteriore degli Npl. Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Ubi, Credem e Banca Popolare di Sondrio non hanno invece ricevuto comunicazione dalla Bce. Secondo il ministro Padoan, la Banca Centrale Europea è intervenuta opportunamente: «Nessuna preoccupazione specifica per le banche italiane, quindi, ma soltanto uno studio per identificare best practice nella gestione dei crediti in sofferenza», ha precisato il ministro. A conferma l'andamento, per ora non preoccupante, dello spread che è rimasto intorno ai 100 punti di differenziale rispetto ai titoli tedeschi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA