Muore dissanguata mentre abortisce Ospedale sott’accusa
NAPOLI Aveva deciso di abortire, forse - ma il particolare è da confermare - temendo una possibile malformazione del feto, ma durante l'intervento all'ospedale «Cardarelli» di Napoli un'emorragia inarrestabile l'ha uccisa. Una ventenne di Mugnano, centro dell'area a Nord di Napoli, è entrata in camera operatoria alle 12. «Abbiamo verificato che le procedure sono state eseguite correttamente - dice il direttore di presidio, Franco Paradiso - la paziente ha accusato un'emorragia e le è stata praticata una trasfusione con quattro sacche di plasma oltre ad una laparotomia esplorativa per accertare eventuali problemi determinati dall'intervento, ma non è emerso nulla». È stato chiamato il primario del reparto di Ostetricia, Fabio Sirimarco, e la ragazza è stata trasferita in rianimazione, ma è morta poco dopo le 15, nel giro di tre ore dall'inizio dell'intervento. Forte la tensione tra i familiari, che hanno presentato un esposto-denuncia. La stessa Rianimazione del «Cardarelli» ha sollecitato l'esecuzione di un'autopsia per chiarire i motivi della morte della ventenne. La direzione dell'ospedale ha disposto comunque un'inchiesta amministrativa, mentre il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin ha ordinato l'invio degli ispettori nell'ospedale napoletano, il più grande del Sud. Intanto le relazioni preliminari della task force ministeriale inviata negli ospedali dove in dicembre sono morte 4 donne in gravidanza hanno evidenziato in 3 casi su 4 aspetti di «criticità». Si tratta degli ospedali di Brescia, Bassano del Grappa e San Bonifacio (Verona). Per l'ospedale Sant'Anna di Torino, invece, «nessuna inappropriatezza» è emersa. Criticità nell'organizzazione ma anche nella comunicazione e nella gestione dell'emergenza. Sono i principali rilievi evidenziati nelle relazioni preliminari della task force ministeriale. Per il decesso di Giovanna Lazzari a Brescia, gli ispettori evidenziano «alcuni aspetti di criticità sia di carattere organizzativo, sia clinico». Dal punto di vista organizzativo, «è necessario predisporre procedure che permettano una chiara definizione del percorso assistenziale». In merito alla morte di Marta Lazzarin a Bassano del Grappa, «la gestione dell'emergenza, su un piano comunicativo, non è stata adeguata, creando forse delle aspettative nei familiari sull'esito delle cure». Nel caso di Anna Massignan deceduta al San Bonifacio (Verona), «è emersa la necessità di predisporre procedure che permettano la valutazione delle condizioni di rischio potenzialmente presenti in gravidanza e al momento del ricovero».