In duecento per l’addio a Gino

IVREA C'erano gli amici di sempre, quelli di San Bernardo, insieme ai familiari, a dare l'ultimo saluto lunedì pomeriggio ad Albino Burzio, il pensionato di 85 anni morto in seguito alle ustioni riportate nell'incendio della sua abitazione. Ex operaio della Montefibre e muratore, Albino Burzio, Gino come lo chiamavano tutti, lascia i figli Roberto e Alma. Le esequie, a cui hanno partecipato duecento persone, si sono svolte nella chiesa parrocchiale di San Bernardo, quartiere dove il pensionato viveva insieme ai figli. Sul tavolo del procuratore della Repubblica Giuseppe Ferrando è arrivata la relazione dei vigili del fuoco sull'origine dell'incendio che giovedì 17 ha distrutto la casa di Canton Burzio. A dare origine alle fiamme non è stato un corto circuito, come si era ipotizzato in un primo momento, e neanche la stufa a legna. L'incendio potrebbe essere stato appiccato accidentalmente dallo stesso pensionato che nell'ultimo periodo aveva seri problemi di memoria. Gli inquirenti ipotizzano che Albino Burzio si sia svegliato in piena notte, confondendo la notte con il giorno, e abbia cercato di accendere la stufa. Ad accorgersi dell'incendio, intorno all'una, erano stati alcuni vicini. In tanti avevano cercato di domare le fiamme utilizzando dapprima le pompe utilizzate per annaffiare i giardini e poi i secchi colmi di acqua. A portare fuori dall'abitazione Albino Burzio era stato uno dei vicini di casa, Gerardo Cordoglio. «Sapevamo che Gno dormiva al piano terra, ma dalla finestra non si vedeva nulla. Continuavo a chiamarlo, fino a quando l'ho intravisto. A quel punto sono entrato in casa e l'ho preso in braccio portandolo fuori». Il figlio Roberto, che invece dormiva al piano superiore, si è salvato gettandosi dalla finestra. Il pensionato era stato portato al Cto di Torino. Sin dall'inizio le sue condizioni erano state giudicate molto gravi. Il mattino successivo il suo cuore ha cessato di battere a causa delle ustioni di terzo grado su tutto il corpo. (vi.io.)