La ragazza di corsa con bussola e mappa
di Marco Bermond wIVREA Orienteering, questo sconosciuto. No, non è proprio così. Si tratta della corsa orientamento, una disciplina della Fiso, Federazione italiana sport orientamento. A Ivrea e in Canavese è praticato da 30 anni e lo dimostra il riconoscimento rilasciato dalla Fiso ad Orientamondo società che ad Ivrea rappresenta questa disciplina. La famiglia Curzio, papà Leonardo (57 anni) su tutti, con i figli Samuele e Lucia atleti di valore assoluto e più volte in maglia azzurra, sono i rappresentanti e punto di riferimento di molti giovani e nuove generazioni che si avvicinano per la prima volta a questo sport. Anche la scuola è un ottimo veicolo promozionale e i risultati ai campionati studenteschi non mancano davvero. Lucia Curzio, 24 anni, eporediese, dopo il diploma conseguito al liceo scientifico Gramsci frequenta a Bologna l'università, ed è prossima alla laurea magistrale in Geografia e Processi territoriali. Lei appartiene ad una famiglia di sportivi, dunque è stato facile fare agonismo. È così? «Beh con un papà professore di educazione fisica non si poteva essere altrimenti! A parte gli scherzi, non ci ha mai obbligato a seguire le sue orme, ma fin da piccoli ci ha portato nei boschi e in canoa e poi ognuno di noi ha scelto quel che preferiva. Io e Samuele (21 anni) non siamo più usciti dal bosco, mentre Anita (17 anni) è diventata una forte lanciatrice del martello». Come nasce la passione per l'orientamento. Ha praticato altri sport? «Ammetto di non ricordare quando ho iniziato a fare orienteering, probabilmente perché ero troppo piccola. Papà è stato il mio primo e miglior maestro, ma devo dire che quando ero molto piccola era la mamma che mi accompagnava nel bosco, perché papà doveva fare la sua gara! Da piccola ho praticato anche nuoto, pallavolo e soprattutto atletica, che ho continuato fino alla fine del liceo, ma anno dopo anno era sempre di più solamente un allenamento per l'orienteering». Quando ha ottenuto i primi risultati di un certo livello? «Nel 2005 ho vinto il mio primo campionato italiano a lunga distanza nella categoria Donne14, due anni dopo nella Donne16 (e quel giorno, ricordo, vincemmo sia io, che papà e Samuele). In quel periodo eravamo un bel gruppetto di ragazze dello stesso livello e ogni gara ce la giocavamo sempre sul filo dei secondi». Quali sono i principali risultati ottenuti fino a oggi e per quale società gareggia? «La mia società è la Polisportiva Casalecchio di Reno. Sicuramente il mio miglior risultato è la vittoria del campionato italiano sprint Èlite a Subiaco nel 2013, l'anno dopo sono arrivata seconda. Quest'anno ho vinto la classifica finale dello Sprint race tour, un circuito di gare nazionali sprint nei centri storici, mentre sono arrivata seconda nella classifica finale di Coppa Italia Èlite. Nelle categorie giovanili ho vinto diverse cose, ma è adesso nella categoria Èlite che si fa sul serio». Con la squadra azzurra cosa ha fatto di interessante? «Da Junior ho partecipato a diversi campionati europei e mondiali. Con la squadra assoluta quest'anno sono stata convocata a due prove di Coppa del mondo in Svezia e Norvegia e in Svizzera: esperienze formative, ho potuto toccare con mano le difficoltà delle gare internazionali e mi sono resa conto di quanto ci sia da lavorare per poter competere con i top del mondo». Spieghi in due parole in cosa consiste la corsa orientamento? «Compiere un percorso nel minor tempo possibile dovendo passare per alcuni punti in un ordine prestabilito. La cosa bella è che la strada tra un punto e il successivo la scegli tu solo con l'aiuto della mappa e della bussola». È uno sport che consiglierebbe ai ragazzi, ci vogliono doti particolari? «Non credo ci vogliano doti particolari, sfatiamo il mito che se uno si perde in città non potrà mai farcela nel bosco, anzi. Per me la cosa più bella dell'orienteering è che si svolge nell'ambiente naturale e si scoprono posti magnifici, io grazie alle gare ho girato il mondo». Sacrifici ne fa tra allenamenti, studi e vita privata? «Sicuramente sì, ma sono anche convinta che volendo fare entrambe le cose si diventa più produttivi e si riesce a fare tutto». Sogni nel cassetto? «Sicuramente partecipare ed essere competitiva ad un campionato del mondo. Quest'anno sono stata ad un soffio dalla convocazione, ma di lavoro ce n'è ancora moltissimo da fare!»