Consulta, ora votazioni a oltranza
ROMA Una pausa di riflessione di una decina di giorni, per cercare un accordo ampio che permetta di sbloccare l'impasse sull'elezione dei giudici di nomina parlamentare alla Corte Costituzionale. Ma se questa opportunità non dovesse essere colta dal Parlamento, da metà dicembre arrivano sedute ogni giorno, ogni sera. È «l'ultimatum» che i presidenti di Camera e Senato danno a deputati e senatori per dare finalmente uno sbocco all'elezione dei giudici che si trascina ormai da oltre un anno. «Non abbiamo più tempo. Il tempo è scaduto» dice la Presidente della Camera, Laura Boldrini prima di incontrare il Presidente del Senato Pietro Grasso per definire la prossima data della seduta comune dopo l'ennesima fumata nera e dopo che la maggioranza dei gruppi ha indicato il prossimo 15 dicembre ma con Fdi, M5S e Sel che chiedevano una seduta ad oltranza. I presidenti hanno quindi deciso per una pausa di riflessione e poi per votazioni a raffica. «Non si può nascondere che il Parlamento stia dando al Paese una brutta immagine delle Istituzioni» e «il Parlamento non può mettere a rischio la funzionalità di un importante organo costituzionale come la Consulta» ricorda Grasso. Il flop dell'ultima seduta sembra intanto aver convinto le forze politiche a cambiare schema. L'accordo tra Pd e Fi sulla terna di nomi tentata in queste ultime sedute ha mostrato corto respiro e aperto praterie ai franchi tiratori. Il Pd sembra intenzionato a tenere fermo il punto su Barbera ma per gli altri due candidati apre al dialogo con tutte le forze politiche. Anche con il M5S che ieri aveva teso la mano ai Dem: aprendo ad un eventuale messa ai voti sul blog di Grillo della candidatura di Augusto Barbera in cambio della "testa" del candidato Fi Francesco Paolo Sisto e del voto sul loro candidato Franco Modugno. Il voto sulla Consulta «dipende dalla responsabilità dei gruppi nell'individuare candidature con legittimazione ampia per essere molto rappresentative e quindi super partes. È quello che ci stiamo impegnando a fare con la scelta di nomi autorevoli» annuncia Maria Elena Boschi. «Siamo pronti a dialogare con tutte le forze politiche ma per il Pd resta la candidatura di Barbera. Ha il profilo e il curriculum giusto» precisa però il capogruppo dem Ettore Rosato. L'apertura sembra rasserenare anche la minoranza Dem che fino ad oggi ha remato contro: «Basta picchiare la testa al muro. È il momento di riaprire un dialogo vero con tutti. Non funzionano i patti ad excludendum» dice Roberto Speranza.