IL FILM? LO PUOI VEDERE DENTRO LO SPECCHIO

di STEFANO BARTOLI All'ingresso dei bagni del reparto dedicato alle ultime novità della tecnologia di Harrods, i più famosi grandi magazzini del mondo, in Knightsbridge, nel cuore di Londra, ci sono già. E se avete la disponibilità finanziaria per pagare una camera d'albergo un bel pacchetto di euro per notte, un altro assaggio ve lo fornisce il Saint Regis di Firenze, uno dei primi alberghi a offrire nelle proprie stanze un lusso così particolare. In realtà, ce ne sono ancora pochi in giro, ma i televisori inseriti nello specchio, normalmente quello di una toilette, è ormai una realtà: dopo aver fatto da totem nei negozi superspecializzati si stanno infatti diffondendo anche commercialmente con il conseguente calo dei costi e una discreta accoglienza da parte della clientela. Insomma, farsi la barba o pettinarsi mentre si guarda un film o il tg piace e rappresenta un po' una delle ultime frontiere di questa corsa al gadget resa possibile da una raffica di innovazioni a cominciare, nel campo dei televisori, dalle applicazioni pratiche degli Oled, diodi organici a emissioni di luce che non hanno bisogno di una fonte di illuminazione esterna, sono trasparenti e, proprio per queste caratteristiche permettono la realizzazione di display molto più sottili o addirittura arrotolabili. Le ultime da Las Vegas. Comunque, il futuro dell'immagine teletrasmessa si annuncia quanto mai complesso come testimoniano le tante sigle in campo (dall'Hd alla versione Ultra, dagli schermi piatti a quelli curvi, dalla scelta tradizionale a quella on demand), ma anche altrettanto interessante e spettacolare come è emerso nell'appuntamento-clou a livello mondiale e cioè l'International consumer electronics show che si tiene ogni anno al Convention center di Las Vegas, nello stato americano del Nevada. Rimandando alle pagine successive l'ampia questione dell'alta definizione che si sta ormai spingendo al limite delle percezione dell'occhio umano (il previsto 8K che dovrebbe arrivare nel 2018 sarà il massimo apprezzabile), ancora una volta si prevede che il cambiamento arriverà dalla Rete e da una sigla un po' oscura, ovvero Ott televisione, dove Ott sta per "Over the top", ovvero "Al di sopra di tutto". In parole semplici, si tratta di una distribuzione di contenuti televisivi (serie tv, film, show, ma anche in alcuni casi di dirette sportive) operata attraverso Internet da editori che non hanno più la necessità di mantenere una costosa struttura di emissione e trasmissione di segnale televisivo come satelliti o multiplex per il digitale terrestre. In sostanza, basta la rete Internet, che già arriva nella maggior parte delle case. Contenuti via web. Dal punto di vista dell'utente, invece, la distribuzione sul Web permette di far partire il programma tv su richiesta e di visualizzarlo con qualunque dispositivo collegato alla Rete, che sia un televisore, una console per videogiochi, uno smartphone o un tablet. È il concetto di Netflix, appena sbarcata in Italia dopo il successo su tutti i mercati che ha scelto, ma anche quello di altri servizi già presenti nel nostro paese come Infinity di Mediaset e Sky Online, naturalmente del gruppo che fa capo al magnate Rupert Murdoch. Un colpo ai palinsesti. La "rivoluzione" è stata annunciata proprio a Las Vegas da Reed Hastings, boss di Netflix, secondo il quale entro il 2030 la tv tradizionale con i palinsenti rigidi non esisterà più, ma i protagonisti del mercato non si spaventano più di tanto. Dave Shull, passato alla direzione di Dish Network dopo una vita in Disney e Espn, dice che «la vera incognita, visto il moltiplicarsi dell'offerta, è se il pubblico accetterà una tale frammentazione dei contenuti o se cercherà una grande piattaforma che aggreghi tutto con la massima semplicità possibile. Sarà quindi proprio il pubblico a decidere come si svilupperà da qui in poi la tv». Ma cosa accadrà realmente? Chiaro che a questo punto innovazioni tecniche e contenuti si incrociano per "partorire" quella che sarà la televisione del futuro. David Cohen, editorialista di Variety, suggerisce ad esempio di sostituire le classiche interruzioni pubblicitarie degli spot con dei banner, cosa che hanno fatto ad esempio Nbc e Fox durante la trasmissione di eventi sportivi. Comunque, se il futuro sarà davvero la Ott Tv, per l'Italia si pone inevitabilmente il problema delle connessioni Internet e della loro scarsa velocità. Situazione che ha imposto, da parte di tutti gli operatori online, l'adozione di un algoritmo che adatta la qualità del video a quella della connessione. Insomma, se il commesso di un grande magazzino vi dirà che senza un televisore 4K non siete al passo con i tempi, non credetegli: per gli spettatori della tv italiana per adesso e per tanto altro tempo ancora, va benissimo una comune tv Hd, che costa la metà. ©RIPRODUZIONE RISERVATA