Nuovi orari, la sanità in difficoltà

di Rita Cola w IVREA La legge è entrata in vigore e, del resto, non avrebbe potuto essere altrimenti. Oggetto di una direttiva europea, la legge 161 del 30 ottobre 2014 introduce importantissime novità sull'orario di lavoro, con altrettanti importanti effetti sull'organizzazione delle strutture sanitarie, già stressate da sei anni di blocco del turn over e da cure dimagranti per poter poter portare il Piemonte fuori dal piano di rientro. Tra le novità più rilevanti, che mettono in crisi il sistema, non si potrà più lavorare per più di 13 ore consecutive, dovrà esserci un riposo minimo di undici ore tra un turno e l'altro e non potrà essere superato il limite delle 48 ore settimanali. Il primo (e immediato) effetto è che sono sostanzialmente annullate, per il personale, le opportunità dei cambi turno e, nell'organizzazione, si dovrà tenere conto anche della possibilità che, durante la reperibilità, un lavoratore possa essere chiamato per una prestazione di più ore e che faccia, dunque, scattare le undici ore di riposo consecutive. Problema dirompente All'Asl/To4 la violazione di questa norma sulle 11 ore di riposo era già stata sanzionata nel marzo 2014 attraverso un'ispezione della direzione regionale del lavoro sui turni del personale dell'ospedale di Ivrea, a cominciare dal reparto di medicina. L'azienda sanitaria, da un lato aveva fatto ricorso alla sanzione e, dall'altra, era corsa ai ripari con un accordo sindacale. Ma ora, quella strada non è più percorribile. E che il personale sia ridotto all'osso è cosa talmente evidente che è quasi inutile ripeterlo. Un esempio ulteriore è quanto accaduto la scorsa settimana, in ematologia a Ivrea: un concentrato di malattie non prevedibili del personale ha costretto a chiamare i pazienti che è stato possibile rintracciare e che erano programmati per le cure in day hospital e a chiedere loro di recarsi, ovviamente con i loro mezzi, all'ospedale di Chivasso per ricevere la prestazione. Il provvedimento A cinque giorni dall'entrata in vigore della legge, la direzione ha inviato un documento a tutte le strutture con una sorta di vademecum per l'applicazione della legge. Al netto delle interpretazioni giuridiche anche un bagno di realtà e, in estrema sintesi, un invito ai responsabili di «adottare tutte le misure intese a garantire la tutela dei lavoratori conciliandola con l'esigenza di non interrompere il pubblico servizio». E precisa la necessità di tavoli di lavoro congiunti per valutare effetti e necessità, concludendo che «il prossimo piano di assunzioni dovrà essere orientato, prioritariamente, alla copertura delle esigenze di organico legate alla piena applicazione di questa normativa». Il sindacato Unitariamente, sarà chiesto quanto prima un incontro dal sindacato confederale, appunto, per parlare del prossimo piano di assunzioni, in un clima ancora di cordoni della borsa tirati ed esigenza da un lato di risparmiare e, dall'altra, di dare gambe alla riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale, messa nero su bianco dagli atti aziendali che attendono l'ultimo via libera. Subito, però, ci sono le questioni pratiche. Dall'esame dei dati di persone chiamate, lo scorso anno, dalla reperibilità, emergono già subito quali sono le criticità dentro l'Asl/To4: radiologia è quella che, su Ivrea, Chivasso e Cuorgnè, è quella con maggiori criticità. Questione aperta anche alle sale operatorie di Ivrea, che si fa carico del maggior numero di interventi dentro l'azienda sanitaria e il dipartimento di emergenza e accettazione sempre dell'ospedale di Ivrea. Criticità anche al centro trasfusionale e nei trasporti delle ambulanze. La direzione Lorenzo Ardissone, direttore generale Asl/To4, sa benissimo che la situazione è critica e che la soluzione potrà essere di sistema: «Applichiamo la direttiva secondo una modalità condivisa tra tutte le aziende sanitarie piemontesi e di altre regioni. A questo accompagneremo un'analisi organizzativa per conciliare le esigenze degli utenti e del servizio con quelle della legge. Sul piano più generale, siamo in attesa di capire se a livello nazionale saranno introdotte misure». Le richieste Serse Negro, Uil, incalza: «Chiediamo alla direzione di fornirci mensilmente i dati sulle possibili inadempienze e una verifica formale sulla copertura assicurativa. E che si cominci a entrare nel merito delle assunzioni, perché non c'è altra strada. L'effetto di questa applicazione non può ricadere sulle spalle dei lavoratori che già in questi anni hanno dato tantissimo. Il calo di personale è stato consistente, in questi anni. Solo in questi ultimi due anni sono settanta i lavoratori in meno nell'Asl/To4». Massimo Esposto, Cgil, sottolinea: «Questa non è una vertenza del sindacato o di una sigla, ma di tutti. In questi anni, con il blocco del turn over, le strutture sono state ridotte all'osso e l'applicazione di questa legge non può minare i servizi e la messa in pratica degli atti aziendali. Nè deve essere l'alibi per le direzioni per accorpamenti o riduzioni di servizi. Le direzioni non devono vederci come una controparte, ma questo è un problema che va condiviso e insieme vanno individuate le soluzioni». Giuseppe Summa è del Nursind: «Assurdo come questa direttiva sia stata derogata per anni e poi non si sia voluto affrontare la questione. Non capisco come sia possibile che il Governo, conoscendo la situazione delle aziende sanitarie, chieda l'applicazione di questa direttiva a costo zero. Le assunzioni vanno fatte e noi saremo pronti a segnalare all'ispettorato del lavoro le violazioni».