Rifiuti e discarica, serve un unico Comune del Chivassese

CHIVASSO Soddisfazione tra gli organizzatori del corteo di sabato scorso contro il conferimento di nuovi rifiuti nella discarica ai confini con Montanaro. «Anche questa volta la piazza ha risposto - commenta Paolo Zandarin dell'associazione Terrasana -. Adesso non staremo fermi e organizzeremo altre iniziative». La prima, sempre in accordo con Restiamo Sani, Circolo Legambiente e Coldiretti sarà la presenza davanti alla Città metropolitana il 4 novembre in occasione della conferenza dei servizi per Wastend 2.0, il progetto di un centro di riciclo dei rifiuti che potrebbe portare in dote anche l'ampliamento della discarica. Tra chi si dichiara contrario c'è anche l'associazione culturale Identità Comune che propone però nuovi strumenti per opporsi all'arrivo dei nuovi rifiuti e «sostiene la necessità di intervenire drasticamente per ridurre il carico ambientale del Chivassese, compromesso da numerosi impianti inquinanti e dalle pessime condizioni dell'aria che si respira». Per gli aderenti all'associazione però non basta la protesta «che in 20 anni non ha bloccato le discariche che si sono invece ampliate e moltiplicate sul territorio, ma occorre agire perché il territorio e i cittadini che lo abitano abbiano gli strumenti concreti per invertire questa situazione che da decenni devasta il territorio. Finora infatti la decisione di autorizzare discariche ed impianti inquinanti è stata nelle mani della Provincia di Torino, ora Città Metropolitana, che nei fatti non ha tenuto in nessun conto le proteste dei cittadini». Se invece l'area omogenea del Chivassese si costituisse in unico Comune come chiede l'associazione questo potrebbe, ai sensi dell'articolo 27 dello Statuto della Città Metropolitana, ricevere in delega alcune funzioni della Città Metropolitana e nello specifico la gestione dell'ambiente. «Sarebbe così il Chivassese a decidere responsabilmente circa la gestione e la tutela del proprio ambiente - concludono - con un'amministrazione su cui l'opinione pubblica potrebbe esercitare un'influenza e un controllo superiori ed efficaci rispetto allo scarsissimo peso che oggi ha sugli organi amministrativi torinesi. Si tratta di un percorso più complesso e impegnativo rispetto alla semplice protesta ma che ha molte più possibilità di riuscire dove la protesta ha finora fallito». (s.a.)