Trenta osservazioni contro gli espropri

di Simona Bombonato w MONTALTO Tra residenti e agricoltori la centrale idroelettrica del Crist smuove trenta osservazioni contrarie. Tanti sono i no ai decreti di esproprio formalizzati da chi, sui 140 ettari che il progetto di Idropadana sottrae anche solo temporaneamente, vive o lavora. Si tratta di n territorio bellissimo, oltre che in posizione critica dal punto di vista delle alluvioni, che corre lungo la Dora tra Montalto e la zona nord ovest di Ivrea caratterizzata da ville immerse nel verde, anche storiche, e attività agricole dove si coltiva mais e foraggio e si fa zootecnia. L'alzata di scudi contro la centrale, allo scadere del termine per la presentazione delle osservazioni ai provvedimenti di esproprio, fa da preludio a una mobilitazione che ha l'aria di non voler terminare tanto presto. Qualcuno ha già preso contatti con i legali nell'eventualità in cui le osservazioni dovessero essere respinte da Città metropolitana, a cui spetta il parere definitivo, e l'iter dunque portare dritto alla prossima conferenza di servizi, l'ultima in cui spera Idropadana. In questo mese dalla pubblicazione dei decreti di esproprio, avvenuta il 18 settembre, l'associazione Pro ambiente Crist e Legambiente si sono resi disponibili a seguire la predisposizione delle osservazioni. Il risultato è una trentina di documenti tecnici in cui i vari soggetti contestano svalutazioni di immobili di pregio, devastazioni di aree agricole indispensabili ad agricoltori e allevatori, in altri casi la limitazione della possibilità di fruire dei propri terreni, spesso utilizzati per produrre legna o prodotti agricoli. La villa del Settecento All'11 di via delle Germane Alice Fumero apre il cancello della sua villa. Lei è la figlia di Silvano Fumero, manager e scienziato delle scienze della vita morto nel 2008, fondatore del bioparco di Colleretto Giacosa oggi a lui intitolato. Il colpo d'occhio sui boschi sottostanti toglie il fiato: vista ineguagliabile sull'arco alpino da Monte Quinzeina (La bella dormiente) alla Cavallaria fino al Mombarone. A ponente il Monviso. «Ecco – spiega Alice Fumero –. Io mi troverei il canale artificiale proprio qua sotto, al posto di quegli alberi laggiù. In totale perderei all'incirca 10mila metri quadri». Il rumore, ma soprattutto le vibrazioni dei cantieri la preoccupano. La casa in cui vive è un gioiello del 1778 che fu proprietà dei Realis (da qui Villa Realis), famosa famiglia di notabili che per vie matrimoniali si legò alla famiglia Giacosa di Colleretto-Parella (Paola Realis sposò Guido Giacosa: dal loro matrimonio nacquero Giuseppe Giacosa, illustre librettista di Giacomo Puccini). Elisa Realis, sorella di Paola, invece, vi si spostò con Federico Carandini, che apparteneva alla nobiltà modenese ed era militare di carriera. Il figlio Federico è quel Carandini intellettuale che scrisse "La vigna del Cristo", dove accanto ai ricordi nostalgici dell'infanzia, lo scrittore descrisse la casa "Villa Realis" con immagini ancora oggi attuali, perché conservate nelle stanze, negli affreschi, nelle finestre e nelle vedute. «E se arriva l'alluvione?» Aldo Marocchi, agricoltore per passione, abita in un'altra porzione di via delle Germane: vi si accede percorrendo una strada in acciottolato che attraversa il bosco, finchè non si apre uno spettacolo da cartolina con vista su prati e boschi. Davanti a casa, un cavallo al pascolo. «A me espropriano la metà dei terreni: tra i miei e quelli in affitto perdo quasi 40mila metri quadri». Il dubbio: «Avrei la centrale a 400 metri – continua Marocchi – e il canale artificiale davanti a casa. Gli alberi che vediamo oggi saranno abbattuti. Ma soprattutto mi chiedo cosa succederà in caso di alluvione». Marocchi mostra le foto del 2000. Aveva l'acqua sotto casa. I prati erano completamente sommersi. «In caso di alluvione, dentro al canale artificiale finirà di tutto, alberi e detriti che la corrente porterà giù. Noi stessi siamo in basso. Che succederà? Hanno pensato che qui salta tutto l'equilibrio del territorio e in caso di piena sarà un disastro?». Mais e foraggio nella golena Nella golena della Dora, a Montalto, il terreno è buono, spiega Massimo Glarei, uno dei cinque agricoltori colpiti da esproprio. Glarei perderà dieci ettari a causa del canale di derivazione che scorrerà proprio davanti ad alcuni appezzamenti. «Quello che vediamo è il canale che arriva dalla centrale di Montalto e in questo punto devia per restituire l'acqua in Dora. Il progetto invece lo allunga portandolo fino a Ivrea, quando potevano benissimo usare il salto d'acqua esistente per produrre energia». In sintesi Questa la posizione del Crist e di Legambiente: con sette centrali idroelettriche tra Carema e Ivrea, il territorio ha già dato. «Ognuna ha un impatto sull'ecosistema del fiume, sul paesaggio, sulle proprietà e sulle attività dei cittadini: un prezzo eccessivo, per un progetto che serve solo alla società per incamerare incentivi». Vengono inoltre sollevati dubbi sulla sicurezza del canale rispetto alle case vicine, canale che per lo più non sarà cintato. Come sui danni provocati dagli esplosivi durante lo sbancamento della roccia. Per non parlare del paesaggio con 1600 piante abbattute. GUARDA FOTOGALLERY E VIDEO www.lasentinella.it