«Cibo cattivo, nostro figlio a casa a pranzo»

VISCHE La scuola dell'infanzia, così come la mensa, non è un obbligo bensì un diritto. È su questo terreno che si consuma lo scontro tra due genitori di Vische, Beatrice De Iaco e Alessandro Acotto e la direttrice del centro didattico di Caluso, Valeria Miotti. Motivo del contendere la volontà dei coniugi di non voler più usufruire del servizio mensa a Vische per il proprio figlio di 5 anni, come spiega senza giri di parole Alessandro Acotto: «Vogliamo che nostro figlio venga a casa a pranzo. Siamo disposti ad andarlo a prendere a scuola alle 11.30, quando gli altri bimbi vanno in mensa, e a riportarlo alle 13.15 quando si rientra a scuola, perché non vogliamo più ripetere la stagione passata, quando nostro figlio tornava a casa da scuola ancora con fame, spesso lamentandosi per il cattivo servizio mensa, in cui venivano serviti cibi cotti male - prosegue Acotto -. Erano frequenti, inoltre, le volte che lamentava mal di pancia ed è per questo che quest'anno abbiamo deciso di portarlo a casa». «Ho sentito anche altri genitori - dice ancora Acotto - i quali erano nella nostra stessa situazione e così abbiamo fissato un appuntamento con la direttrice del circolo di Caluso Valeria Miotti e spiegare la situazione, ma qui sono sorti i problemi. In un recente incontro - continua Acotto - ci ha detto che non era possibile andare a prendere nostro figlio per portarlo a casa a mangiare, così, dopo essermi informato anche dal nostro avvocato ed averglielo prontamente comunicato, ci ha concesso la possibilità, per il primo quadrimestre, di portare a casa nostro figlio durante il pranzo. Ma questo problema a gennaio si ripresenterà e si deve trovare una soluzione in tempi brevi». Il problema della famiglia Acotto non è un problema economico. «Si possono anche pagare i 4 euro a pasto, ma vogliamo un servizio all'altezza - spiegano i coniugi -. Da un anno a questa parte la ditta Marangoni è stata incaricata per preparare il pranzo ai ragazzi della scuola dell'infanzia, ma la qualità è il vero problema. Se la situazione non si risolve in tempi brevi, oltre ad andare per vie legali, siamo anche disposti a farne un caso nazionale. Vogliamo solo il benessere di nostro figlio e naturalmente di tutti gli altri bambini». Loris Ponsetto