Quei 39 anni di Ivrea-Mombarone

IVREA Pienone di pubblico al Circolo Canottieri, per un incontro dedicato alla medicina e allo sport, per ascoltare il professor Mauro Salizzoni e Stefano Braghin. Due eporediesi, Salizzoni e Braghin, che hanno tenuto in alto il nome della città con i rispettivi successi nella vita, il primo in campo medico giungendo tra i vari traguardi a dirigere il centro trapianti delle Molinette, ed il secondo in campo sportivo come dirigente del settore giovanile della Juventus. A presentare, il padrone di casa ovvero il presidente del circolo, l'avvocato Celere Spaziante. Vero mattatore il professor Salizzoni che ha saputo rapire la platea con un profondo, ma anche a tratti esilarante, racconto della sula lunga esperienza sportiva nella gara podistica della Ivrea-Mombarone. Una gara alla quale il chirurgo partecipa ininterrottamente da 39 anni. Salizzoni ha raccontato gli esordi incerti e pionieristici della competizione, che come tutte all'inizio era appannaggio dei canavesani, ma di come la stessa nel corso del tempo sia cresciuta fino alle edizioni internazionali. Tanti i ricordi della gara che il professore ha donato ai presenti sapendo strappare con egual bravura sorrisi, riflessioni ed anche commozione. Stefano Braghin ha, invece, aperto una finestra sul mondo del calcio giovanile auspicando una maggiore attenzione sulla sfera psicologica ed emotiva dei piccoli atleti. Braghin ha parlato che tra le famiglie e le società dovrebbero essere stipulati dei patti educativi, affinchè la formazione del bambino e poi ragazzo sia univoca e non, come spesso può accadere, contrastante tra quello che gli viene detto dai preparatori sportivi e dai genitori. Cita il caso della Juve che ha da tempo attivato dei consulenti psicologici che affiancano i giovani nel loro cammino sportivo, ma anche del liceo (sullo stile dei campus anglosassoni) dove i calciatori possano crescere anche nell'ambito educativo. (val.gro.)