«Italiano ucciso Niente prove su azione Is»
di Maria Rosa Tomasello wROMA La matrice dell'omicidio di Cesare Tavella a Dacca resta un mistero. La presunta rivendicazione dello Stato islamico infatti non convince gli investigatori che indagano sull'assassinio del 51enne cooperante italiano ucciso in Bangladesh: «Non abbiamo prove di un collegamento dell'Is con l'omicidio» ha dichiarato il ministro dell'Interno Asaduzzaman Khan Kamal, che ha negato l'esistenza nel Paese di cellule del Califfato, sottolineando che «tutte le volte che qualcuno ha tentato di avviare un reclutamento è stato arrestato». È nota e forte, invece, la presenza di un nucleo di Al Qaeda (Aqis), a cui la polizia aveva assestato un duro colpo nel luglio scorso, con 12 arresti. Il testo della rivendicazione, individuato dal Site, il sito che analizza le attività dell'Is sul web, è ora sotto l'esame degli inquirenti di Dacca: «Stiamo tentando di confermarne l'autenticità, ma ci sono anche altre opzioni sul tavolo» ha dichiarato il vice commissario Muntashirul Islam, che ha parlato comunque di delitto «premeditato». La pista della rapina finita male, tuttavia, era già stata esclusa lunedì. «Non è ancora chiaro il movente dell'attacco. La rivendicazione dell'Is è ancora tutta da verificare» ha confermato l'ambasciata italiana in Bangladesh che, in via precauzionale, ha invitato «tutti i connazionali a evitare luoghi ed eventi dove normalmente si registra una concentrazione di stranieri». Una indicazione analoga a quella pubblicata sul sito della Farnesina, che ha chiesto agli italiani nel Paese di «mantenere un comportamento vigile ispirato alla massima prudenza e di limitare gli spostamenti, in particolare quelli a piedi». L'autopsia ha confermato che Cesare Tavella, aggredito nel quartiere diplomatico di Gulshan, è stato ucciso con tre colpi d'arma da fuoco sparati da dietro e a distanza ravvicinata. «Uno dei proiettili - ha precisato il medico legale Qazi Abu Sihama - ha colpito la mano sinistra perforandola. È stato colpito due volte alla schiena: uno dei proiettili è uscito attraverso il petto e l'altro è rimasto nel corpo». Sihama, che ha eseguito l'esame nell'obitorio del Medical College and Hospital di Dacca, ha sottolineato che la vittima «è stata colpita da molto vicino, probabilmente con un revolver». Uno dei testimoni, il meccanico Mohammad Joynal, ha visto tre persone fuggire a bordo di una moto, una delle quali impugnava un'arma, un racconto avvalorato dalle dichiarazioni di altre persone che hanno assistito all'esecuzione. Una donna che stava chiedendo l'elemosina, Sitara Begum, ha spiegato di avere visto due ragazzi sui vent'anni arrivare di corsa sul luogo dell'agguato: «Dall'altro lato era parcheggiata una motocicletta, e ho visto che accanto c'era un altro uomo. I due allora sono saliti sulla moto e tutti e tre sono scappati verso nord». Per rintracciare gli autori dell'omicidio la polizia di Dacca ha formato una squadra speciale interforze, mentre attorno all'area diplomatica saranno incrementati i check point e i controlli a pedoni e motociclisti. A chiedere che si faccia chiarezza sul delitto non è solo la famiglia, che si è chiusa nel silenzio, ma anche l'organizzazione olandese per cui Tavella lavorava come veterinario ed esperto di progetti di sviluppo rurale, la Icco Cooperation. Heleen Saaf van der Beek, responsabile locale della ong, ha presentato ieri una denuncia alla polizia di Dacca, dicendosi profondamente scioccata e definendo il collega «un professionista che lavorava duro ed era impegnato ad aiutare la gente del Bangladesh». «È un dolore enorme - ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano, parlando di «attacco vile»: «Tutti i nostri organismi di sicurezza e di intelligence stanno facendo le valutazioni che loro competono». Una inchiesta sul delitto è stata aperta dalla procura di Roma con l'ipotesi di omicidio con finalità di terrorismo: l'indagine sarà affidata ai carabinieri del Ros. L'omicidio ha messo in allarme Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, che hanno messo in guardia i connazionali da possibili nuovi attacchi terroristici, invitandoli a non frequentare luoghi in cui si trovino altri stranieri, come gli alberghi internazionali. Secondo la fondazione americana Wilson Center, «molti cittadini europei originari del Bangladesh si sono uniti all'Is», mentre il Paese è «particolarmente vulnerabile» all'«infezione» a causa delle «costanti faide politiche e alcuni elementi radicali». L'Unione europea, attraverso l'ambasciatore in Bangladesh Pierre Mataudon, ha condannato il delitto, chiedendo alle autorità di svolgere «efficaci indagini su questa aggressione selvaggia che portino gli autori davanti alla giustizia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA