«No a un carcere che non recupera»
PHILADELPHIA «Vivere comporta "sporcare i nostri piedi" per le strade polverose della vita, della storia. Tutti abbiamo bisogno di essere purificati, di essere lavati. Tutti, io per primo». Ha avuto parole di forte comprensione e partecipazione, papa Francesco, per i circa cento detenuti incontrati nel carcere Curran-Fromhold, a Philadelphia. Arrivatovi in elicottero dal centro della città, il Papa - la cui vicinanza ai detenuti è un suo dato caratteristico, tanto da aver pensato anche a un «Giubileo dei carcerati» nel prossimo Anno Santo della Misericordia - si è intrattenuto anche più a lungo del previsto, salutando uno per uno tutti i reclusi nella palestra, nell'istituto penale inaugurato nel 1995, intitolato a due agenti della polizia carceraria uccisi durante il servizio a Holmesburg nel 1973. Il penitenziario, che è il più grande carcere maschile di Philadelphia, ospita circa 2.800 detenuti. «È penoso riscontrare a volte il generarsi di sistemi penitenziari che non cercano di curare le piaghe, guarire le ferite, generare nuove opportunità», ha detto il Pontefice, che ha incentrato il suo discorso sul valore del «guarire le ferite». Gesù, ha proseguito il Pontefice, «ci invita a partecipare alla sua sorte, al suo stile. Ci insegna a guardare il mondo con i suoi occhi che non si scandalizzano della polvere della strada, anzi, cerca di pulire e di sanare, cerca di rimediare. Ci invita a lavorare per creare nuove opportunità: per i detenuti, per i loro familiari, per i funzionari; un'opportunità per tutta la società».