«Pensioni, misure nella legge di stabilità»

di Nicola Corda wROMA Pensioni ed esodati, il governo resta prudente. Una linea dettata dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che sulla flessibilità in uscita spiega che c'è «l'impegno ad analizzare la questione a partire dalla legge di stabilità e compatibilmente con il quadro di finanza pubblica». Il ministro nella forma appare più disponibile a correggere le rigidità della riforma Fornero ma nella sostanza, davanti alle richieste che vengono da più parti (compreso il premier Renzi), dice che ogni intervento va «attentamente valutato, perché determina un aumento di spesa e dell'indebitamento netto che necessita di copertura finanziaria». Per l'emergenza esodati invece si vede l'uscita. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti assicura «la volontà di intervenire sulla materia delle salvaguardie, all'interno della legge di stabilità per una definitiva risoluzione». Conferma Padoan che chiude la polemica sui «risparmi e le risorse sottratte». Il governo dunque prepara un intervento normativo per chiudere definitivamente la partita esodati e i due ministri lo annunciano davanti alle commissioni riunite Bilancio e lavoro di Camera e Senato. Della platea di circa 170 mila iniziali, nei sei provvedimenti di salvaguardia sono 121.500 le certificazioni accolte, 83.400 quelle liquidate per un costo di 11,7 miliardi di euro. La soluzione definitiva tuttavia non è semplice perché si tratta di «numeri parziali in continua crescita» anche se il governo si è impegnato a trasferire le risorse derivanti dai risparmi annuali su quelli successivi. Serviranno risorse ulteriori invece per la proroga del meccanismo noto come «opzione donna», l'uscita anticipata valida fino alla fine dell'anno. Per neutralizzare lo scalino che scatta dal 2016, si dovranno trovare «altre coperture» ha avvertito ancora Padoan. Sulla flessibilità in uscita per le donne per il presidente dell'Inps Tito Boeri «è importante tenere conto dell'età e non dei vecchi requisiti di anzianità contributiva, che sono vantaggiosi per gli uomini». Sulle pensioni e sulla legge di stabilità, sindacati preoccupati: accusano il governo di «confusione» e di «mescolare le carte» e sul tema degli esodati e della flessibilità «si rischiano pasticci». Intanto si preparano alla battaglia sul rinnovo dei contratti pubblici, sollecitato dall'ultima sentenza della Corte Costituzionale. I tre segretari Camusso, Furlan e Barbagallo hanno scritto a Renzi e al ministro Madia, chiedendo un incontro urgente per far partire il confronto. «Il rinnovo dei contratti è necessario - scrivono i tre leader sindacali - non solo per adempiere a un obbligo istituzionale, ma per sanare una ferita grave protrattasi negli anni e che vede i lavoratori pubblici gravemente indeboliti nei loro diritti e nel loro reddito». ©RIPRODUZIONE RISERVATA