«Il mio futuro da guardiano del passato»
IVREA Primo. Primo su ventinove e i ventinove sono gli ammessi al concorso ordinario della classe di Scienze umane alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Per Carlo Ziano, 19 anni, di Favria, dopo il 100 agguantato alla maturità, al liceo classico Botta, un nuovo traguardo, importantissimo per il suo futuro. Seguirà quindi gli insegnamenti interni alla Normale e i corrispondenti corsi di studio dell'Università di Pisa. La Normale, fondata nel 1810, sostiene economicamente tutte le spese dei suoi allievi ed è un centro di formazione e di ricerca tra i più rinomati d'Europa. Gli studenti devono mantenere la media di voti annuale dei 27/30 con nessun voto inferiore a 24. Contento? (Ride). «Certo che sì. Io ci tenevo tantissimo e ho studiato, quest'estate, per l'esame di ammissione». Studiato cosa? «Letteratura italiana, storia dell'arte e latino. Io davvero ci tenevo molto ad essere ammesso alla Normale perché non volevo che l'università fosse un'appendice del liceo». E adesso? «Adesso mi trasferirò in uno dei collegi della Normale. Dal primo ottobre». Immagino che in queste ore arriveranno tanti complimenti. La famiglia? (Ride di nuovo) «Beh, sì. I miei genitori e i miei fratelli sono fieri e contenti». (A casa Ziano, oltre a babbo e mamma, ci sono tre fratelli maggiori: Ignazio sta facendo un dottorato in Belgio, Cecilia la violinista e Michele studia ingegneria mentre Tommaso è alle medie, ndr). Cosa si aspetta da questa esperienza? «Uhm... mi aspetto ottimi professori. Infatti io, ripeto, era lì che volevo andare e sarei stati felicissimo anche se fossi arrivato ventinovesimo. E quindi ora mi aspetto un ambiente favorevole, dove poter studiare e approfondire i miei interessi». Certo, fa sorridere un 19enne appassionato di latino, con tanti coetanei che sudano sulle traduzioni per un sei... «È vero... mi è capitato anche di aiutare degli studenti a non restare indietro. E sì, per qualcuno è una sofferenza». Latino, letteratura, storia dell'arte. Dopo questi studi come si immagina il suo futuro? «Da ricercatore. Non so se qui o all'estero. Magari all'estero è più facile». In Italia abbiamo un patrimonio culturale immenso eppure pare non esserci molta attenzione per gli studi classici. Che ne dice? «Sì, abbiamo un patrimonio culturale immenso. E molto ci sarebbe da dire sul ruolo delle scienze umane. Ma a me la retorica non piace. Io credo che nel mondo capitalista e borghese le scienze umane trovino sempre meno posto rispetto alle materie scientifiche. Non sono per posizioni autoreferenziali o retrograde, ma è così. E magari è anche giusto che le materie scientifiche occupino uno spazio maggiore. Probabilmente oggi bastano pochi guardiani del passato. Ecco, io vorrei essere uno di quelli. E preciso che essere un guardiano del passato è parimenti dignitoso di un qualsiasi altro mestiere». E come è nato questo interesse per il passato? «Risale a quando ero bambino. A casa avevamo un'antologia con i miti greci e latini: mi piaceva un sacco. Poi, dopo le medie, ho fatto la scelta giusta di iscrivermi al liceo classico. Mi piacciono gli autori rinascimentali, Poliziano, Ariosto. E anche quelli del Novecento, Pasolini, Penna». (In bocca al lupo.Davvero.)