Dal calcio alla pistola, con l’oro al collo

di Marco Bermond wIVREA È tra le discipline più nobili dello sport italiano che alle Olimpiadi ci regala spesso grandi soddisfazioni. Si tratta del tiro a segno. Certamente non è una delle pratiche tra le più popolari, vuoi perché mancano gli impianti adeguati (poligoni) e vuoi perché la promozione di questa specialità ancora non ha raggiunto un'espansione radicale tra le giovani generazioni. Ma il suo fascino ce l'ha, eccome. E il Canavese ha scoperto di avere i suoi validi rappresentanti: sono due fratelli di Busano, givani e promettenti. Omar e Riccardo Polla Polin. Il primo ha 15 anni e spara da tre, il secondo ha 13 anni e spara da due e mezzo. Come molti ragazzi della loro età hanno iniziato la pratica sportiva giocando a calcio. Omar frequenta la seconda superiore al Rebaudengo di Torino, Riccardo la terza media a Forno. Omar, dal pallone al tiro a segno, non c'è una bella differenza? «Mio fratello e io abbiamo giocato a calcio nelle società del Forno, Vallorco e Rivarolo, poi a un certo punto la decisione di cambiare». Per quale motivo? «Mio nonno e mio padre sono cacciatori e ci hanno trasmesso la passione per le armi sportive. Così, un giorno, ci siamo presentati al poligono di Torino in via Reis Romoli, una ventina di km da casa. Un amore a prima vista. La nostra società è il tiro a segno nazionale di Torino». E i primi risultati non mancano, vero? «Ai campionati italiani a Roma di metà settembre ho vinto il titolo italiano individuale nella categoria Ragazzi nella pistola sportiva migliorando il mio record di sezione e anche l'oro a squadre; mentre nella pistola 10 metri (la differenza è nel tipo di bersaglio) l'argento a squadre. Invece, mio fratello Riccardo, tra gli Allievi, ha vinto l'oro a squadre per il secondo anno consecutivo e in precedenza ha eguagliato il record italiano». Altre soddisfazioni? «In Francia, a Grenoble, mi sono aggiudicato il trofeo Des Alpes, mentre quest'estate ho partecipato ad un raduno della squadra nazionale giovanile a Lignano Sabbiadoro». Sacrifici? «Tre allenamenti settimanali a Torino, di sera, e gare nei fine settimana. I miei genitori si fanno in quattro per aiutarci e fortunatamente non mancano i risultati e le soddisfazioni. Siamo sulla strada giusta per fare sempre meglio».