Mazzette all’obitorio, chiuse le indagini
di Vincenzo Iorio wCASTELLAMONTE Tutto era cominciato nell'inverno dello scorso anno, quando il titolare di una nota impresa funebre di Ivrea si era rivolto direttamente al procuratore della Repubblica Giuseppe Ferrando. Lui le tangenti non le aveva mai pagate e non aveva nessuna intenzione di cominciare. «Non è possibile andare avanti così, negli ospedali di Ivrea e Cuorgnè lavorano sempre le stesse imprese». Da lì le indagini delle guardia di finanza, le intercettazioni telefoniche e ambientali, le riprese video nelle camere morturarie e quattordici di avvisi di garanzia. Nove mesi dopo, la Procura ha chiuso le indagini sullo scandalo del caro estinto e si appresta, nelle prossime settimane, a chiedere il rinvio a giudizio per i quattro operatori socio sanitari degli ospedali canavesani e undici tra titolari e soci di 7 imprese di onoranze funebri. Tutti indagati per corruzione. Si tratta di Mauro Colmuto, 56 anni, di Cascinette, difeso dall'avvocato Pio Coda, Gianni Biolatti, 39 anni, di San Giusto (avv. Strumia), Daniela Capelli, 49, di Cascinette (avv. Coda), e Gianni Piero De Filippi, 48, di Busano (avv. Azzolina), tutti operatori socio sanitari degli ospedali di Ivrea e Cuorgnè. Gli imprenditori indagati sono: Giuseppe Pavese, 63 anni, di Forno, titolare dell'omonima impresa di onoranze funebri (avv. Bosco); Paola e Giovanni Battista Allera, 55 e 47 anni, di Castellamonte, rispettivamente socio e rappresentante legale dell'impresa di onoranze funebri Allera Costantino di Ivrea (avv. Ferrero); Mauro Ceregati, 55, di Montalto, titolare dell'impresa Ceregati (avv. Rore Lazzaro); Piero Florian, 47, titolare della Florian di Strambino (avv. Peretti e Dotta); Marco Regis, 36, di San Giusto, socio dell'impresa Bergonzo Regis di Ivrea (avv. Radicchi); Giuseppe Sanapo e Stefano Spinucci, 51 e 59 anni, entrambi di Strambino, soci della Bellis Enrico di Ivrea (avv. Scolari); Claudio Brunetto, 50 anni, (avv. Maisto), onoranze funebri di Vidracco; Roberto Giglio Tos, 49, di Chiaverano, della Giglio Tos Cattai di Biella (avv. Davoli) e Lauretta Schiumsky, 52, di Caluso, socia dell'Aura Sas di Caluso (avv. Bianco). A questi si è aggiunta anche una sedicesima indagata. Si tratta di Aldisia Trione, 74 anni, di Cuorgnè (avv. Benedino). La donna nel marzo scorso, sentita come persona informata sui fatti, avrebbe negato di aver ricevuto da Colmuto invito esplicito a scegliere l'impresa Pavese per i funerali del marito. Le mazzette venivano chiamate uova fresche, altre volte le stecche erano indicate come gallo o gallina. «Domani arrivano le uova fresche da...», scrive uno degli operatori socio sanitari addetto alla sala mortuaria dell'ospedale di Ivrea, riferendosi a una nota impresa di onoranze funebri in un sms spedito al collega. E l'altro, a stretto giro di posta, gli risponde: «Totale 4 per ora. Sì, ottima frittata». Quel quattro sta per i decessi avvenuti nell'arco della giornata. E ogni defunto poteva valere per i quattro dipendenti Asl fino a 100 euro. Le indagini, coordinate dal procuratore Ferrando, hanno consentito di accertare come dagli obitori arrivavano, in alcune occasioni, indicazioni specifiche ai familiari delle persone decedute sulle imprese a cui rivolgersi per ottenere un buon servizio funebre. In altre occasioni, dalle camere mortuarie partivano telefonate ad alcune imprese per consentire un pronto intervento al fine di avvicinare prima degli altri i parenti del defunto. Decine, infine, i casi in cui gli operatori socio sanitari venivano pagati dalle imprese per la vestizione delle salme e il disbrigo delle pratiche per consentire il funerale. La tangente di fatto veniva elargita affinchè il personale dell'obitorio effettuasse la vestizione con maggiore attenzione e cura, nonostante il servizio, come specificatamente disciplinato dal regolamento degli ospedali riuniti del Canavese, sia di competenza esclusiva dei dipendenti dell'Asl/To4 e debba essere svolto sempre con la dovuta attenzione e senza alcun compenso. Un sistema consolidato nel tempo a cui, secondo le indagini, sottostavano le imprese di onoranze funebri. A dimostrarlo il fatto che mai nessun imprenditore nelle intercettazioni telefoniche e nelle riprese audio e video abbi amai cercato di opporsi a questa prassi. Il sodalizio criminale, così era stato definito dalla Finanza, non si era fermato neanche quando alcuni degli indagati avevano avuto il sospetto di essere finiti nel mirino della magistratura. Tutti invitano alla prudenza. Ma Colmuto, al telefona con il collega Biolatti, affermava: «No, non posso fermarmi. Io di quei soldi ne ho bisogno. Devo fare la spesa, devo mangiare».