In un sottopassaggio di Budapest nasce una bimba: è Speranza
Una bimba di nome Speranza nel bivacco di disperati della stazione di Budapest. È il vagito di una nascita, fra le centinaia di migranti accampati nella capitale ungherese in attesa di poter salire su un treno, a segnare l'altra faccia di un'odissea che fa vergognare (o dovrebbe far vergognare) l'Europa. La faccia della vita che si affianca a quella del lutto. Come sottolinea la prima pagina del tabloid britannico Sun: dove l'immagine della neonata della stazione Keleti fa il paio con quella di un altro bambino, Aylan, figlio di siriani come lei, ma morto sulla spiaggia turca di Bodrum. La piccola creatura venuta alla luce a Budapest, figlia di profughi in fuga dalla guerra civile che insanguina la Siria, è nata a dispetto di tutto e tutti in un sudicio sottopassaggio. Fra tende improvvisate, persone accucciate alle meno peggio, stracci, coperte, odori opprimenti e qualche volenteroso soccorritore. È stato proprio uno di questi, un volontario dell'associazione Migration Aid, a raccontare al giornale di come un'ambulanza abbia, a quanto pare, rifiutato di prendere a bordo la donna, già in preda alle doglie. Costringendola a partorire là, in quel limbo di sventurati che con il passare delle ore rischia di assomigliare a un lazzaretto. Eppure il lieto evento alla fine si è compiuto. Ed è stata la donna stessa, esausta ma con un mezzo sorriso, a mostrare la piccola a un teleobiettivo e al mondo: sollevandola fra le braccia avvolta in un foglio di carta argentata isotermica messole addosso dai soccorritori per proteggerne il corpicino dal freddo. E sebbene di speranza in quel sottopassaggio ce ne sia poca, la sua venuta al mondo un raggio di ottimismo è riuscito comunque a proiettarlo. Dalla Germania, il via libera stavolta è stato istantaneo: Speranza può entrare.