Edward Young, la corsa nel sangue
di Marco Bermond wVICO Nelle valli, nelle zone di montagna, generalmente ci si conosce un po' tutti e in modo particolare quelle famiglie che da decenni hanno preso la residenza in piccoli centri più o meno sperduti. È così anche per la famiglia Young che intorno agli anni Settanta si è stabilita a Drusacco, ridente località nel territorio di Vico uno dei centri più importanti della Valchiusella. E chi non conosce la famiglia Young in Valchiusella, chi, prima o poi, non ha avuto a che fare con i fratelli Young, di padre inglese e madre di Parma. Tutti vivono a Drusacco, otto fratelli, cinque maschi e tre femmine, il più vecchio ha 44 anni e il più giovane 31. Proprio quest'ultimo è il più noto alle cronache sportive. È un campione nella corsa, podismo o atletica che dir si voglia. Lui si chiama Edward Young, di professione artigiano nel settore dell'impiantistica idraulica. Trenta gare in un anno, macina 90 km alla settimana più o meno, per un totale di 450 km all'anno, su strade, sentieri di montagna, collina o su pista. Young ha vinto tutto o quasi quello che c'era da vincere, e non si accontenta. Edward, come è nata questa passione per la corsa? «Fino a 23 anni ho giocato a pallone con gli amici e per una sola stagione tesserato per una società non distante da casa. Poi, un giorno, ho provato a partecipare a una corsa e da quel giorno non ho più smesso». Una vita di sacrifici, la sua, non le pesano gli allenamenti e allo stesso tempo lavorare? «Assolutamente no, perchè faccio uno sport che mi piace. Mi alleno una volta al giorno, sulle strade vicino a casa oppure scendo in pianura per fare ripetute o esercizi specifici con gli amici. Per quanto riguarda la professione, essendo la mia un'attività autonoma riesco a gestire bene il tempo libero». In famiglia cosa pensano della sua attività sportiva? «Ci sono anche due sorelle, Rachele e Carla, e due fratelli, Thomas e James, che di tanto in tanto si cimentano in qualche gara e senza pretese, mentre io sono il più regolare. Dunque a casa sanno perfettamente cosa significa sacrificarsi per lo sport». Lei se la cava benissimo in tutte le specialità della corsa. Cosa preferisce? «Ho iniziato a correre in salita, dalle mie parti (sono tesserato per la Podistica Valchiusella presieduta da Giovanni Chiolino, un amico di famiglia di lunga data), poi ho puntato sulle gare in pianura e collina. Ma in questo 2015 sono tornato a preparare in modo specifico la corsa in montagna, ho voluto mettermi alla prova puntando sulle gare assolute. Ho partecipato alle due prove dei campionati ti italiani assoluti ottenendo un decimo posto nella prima tappa ad Ortisei (14 km), mentre nella seconda prova ho patito il tracciato con troppi saliscendi, ma sono soddisfatto dell'undicesimo posto complessivo. Anche nella specialità del km verticale me la cavo bene». Ma c'è un segreto dietro a tutti i suoi successi? «Nulla di particolare. Continuità negli allenamenti e una vita morigerata. Alla sera, a letto presto». C'è qualcuno che la segue durante la sua preparazione? «Fino al 2010 ho fatto sempre tutto da solo, ma dal 2010 lavoro in collaborazione con Walter Durbano che mi prepara le tabelle per gli allenamenti e devo dire che le mie prestazioni sono decisamente migliorate dal punto di vista tecnico». Fino ad ora, il 2015, come è andato? «Dieci successi e diversi piazamenti». In Canavese, quale è la corsa che le ha regalato le soddisfazioni maggiori? «Senza dubbio è la 5 laghi, gara che ho vinto ben quattro volte: si svolge in un ambiente davvero unico, eccezionale. Purtroppo domenica prossima non ci sarò perché ho deciso di provare per la prima volta l'Ivrea-Mombarone, domenica 20 settembre». Un'ultima domanda. Cosa ne pensa del fenomeno doping? «Gli atleti sono responsabili in prima persona, ma certamente anche il sistema di controllo è da rivedere».