Unioni civili, maggioranza divisa
ROMA Le tensioni Pd-Ncd, l'attenzione della società civile, lo spettro dell'ostruzionismo: sarà lo spinoso dossier delle unioni civili a "riaprire" i lavori di Palazzo Madama dopo la pausa estiva. Oggi, infatti, la commissione Giustizia del Senato tornerà a riunirsi sul ddl Cirinnà e, probabilmente, i primi nodi verranno al pettine a cominciare da quell'ostruzionismo minacciato e in parte già applicato da Ncd. Sul dossier la tensione in maggioranza resta alta, con il Pd disposto a chiarire la distinzione tra unioni civili e matrimonio ma pronto, allo stesso tempo, a forzare i tempi e andare in Aula senza mandato al relatore. E in Aula, dove il ddl approderebbe comunque dopo le riforme costituzionali, il testo potrebbe essere approvato da una maggioranza trasversale, composta da Pd (benché permanga tra i cattolici un certo scetticismo, con Beppe Fioroni che avverte: «legge chiara o voto secondo coscienza»), M5S, Sel e dalla parte più dialogante di Ap. Tra i centristi, in particolare, le fibrillazioni sono altissime e vedono l'incrociarsi di un dossier caro al loroelettorato con le tensioni interne al partito, diviso tra chi guarda ad un'alleanza strutturale con il Pd di Matteo Renzi e chi invece preme per la permanenza nella sfera del centrodestra. E se, da Dorina Bianchi a Fabrizio Cicchitto, c'è chi in Ncd si dice pronto ad un ok al ddl, permane la resistenza della nutrita pattuglia di "pasdaran" impersonata in commissione da Carlo Giovanardi. Il leader Angelino Alfano ha già anticipato che sul ddl vige la libertà di coscienza, svincolandolo dal patto di governo ma al Senato si sta cercando comunque di trovare «una sintesi», come ha spiegato ieri il capogruppo Renato Schifani. Il Pd, oltre a chiarire l'originarietà dell'istituto delle unioni civili rispetto al matrimonio svincolandolo dall'art. 29 della Costituzione, non appare disposto ad ulteriori mediazioni. «Sui diritti contenuti nel ddl non si tratta», avverte il senatore Pd Sergio Lo Giudice laddove Micaela Campana, responsabile Diritti della segreteria Dem, chiarisce: «da mesi diciamo che siamo disposti a discutere con tutti, dentro e fuori la maggioranza, ma senza ricatti». Da qui il rischio che in commissione si torni allo scontro frontale tra i pro e i contro il ddl Cirinnà.