Ecco la locanda in stile Hobbit
di Simona Bombonato w MONTALENGHE È bastato dare annuncio del progetto, ad aprile, perché la febbre del fantasy si mettesse in moto anche qui, in Basso Canavese: chi per chiedere informazioni sulla apertura, chi per proporsi per il tiro con l'arco, chi per la realizzazione di armature per bambini. Si sono fatti avanti circa 300 persone. Tutti mossi per la passione per Tolkien e il Signore degli anelli. E dunque entusiasti alla sola idea che a Montalenghe, sulla strada per Caluso, una giovane coppia appassionata del genere avesse avuto l'ok alla realizzazione di un agriturismo con centro estivo incentrato su un locale che si ispira al mondo degli hobbit, dal nome La locanda della contea. La data dell'apertura c'è. Capodanno. «Faremo un dopo cena da poche decine di euro – spiegano Luca Catalano, 37 anni, e Roberta Malerba, 32, architetto lui, musicista lei, entrambi canavesani, marito e moglie dal 2011 –. Saremo tutti vestiti da elfi. Questo non sarà un locale come gli altri. Sarà diverso un po' in tutto». La locanda non farà ristorazione, ma proporrà degustazioni in accompagnamento alle bevande a base di ortaggi, mais dolce, patate. Ci saranno i giochi di società e i cuscini davanti al camino dove chiacchierare, possibilmente lasciando i telefonini nella cesta all'ingresso. E poi il divanone della nonna dove sorseggiare tè e ascoltare musica (ovviamente elfica). Atmosfere soft, il pub fantasy Un pub fantasy, dunque: 400 metri quadri e 50 posti al pian terreno, sopra 120 metri quadri e 11 posti letto previsti, poi orti per 3mila metri quadri, un giardino del silenzio con amache attorniate da fioriture rosa e fucsia, la piscina di paglia, la vendita diretta dei prodotti dell'orto, e una bottega con gioielli e giochi rigorosamente artigiani di ispirazione elfica. Dietro c'è il consorzio Agridea di Luca Catalano e Roberta Malerba. Ad aprile in Comune è stato firmato l'atto di compravendita di 13mila metri quadrati di terreno, e la locazione decennale di altri 60mila metri quadrati circostanti. Questo in virtù di un bando comunale emesso a luglio 2014, con vendita e affitto insieme. Quella dell'azienda agricola era stata l'unica offerta, per altro pienamente rispondente alla destinazione agricola del terreno. Investimento iniziale, 400mila euro. Bioedilizia e logica del recupero Oggi come oggi si vede un'ossatura in legno che lascia intuire la filosofia che sta alla base del progetto. Ovvero, al posto dei mattoni saranno utilizzate balle di fieno tenute insieme da un impasto di argilla e terra ricavata dagli scavi. Per l'elettricità saranno installati pannelli fotovoltaici e per i servizi un sistema di riciclo dell'acqua piovana. «La logica è quello del metro zero, perché tutto arriva da questo posto – precisano Roberta e Luca –. Anche l'arredamento interno, per esempio. Ciò che non sarà costruito qui, arriverà dai cassetti delle nostre nonne. Le stoviglie saranno di argilla, i taglieri stessi saranno parti di tronco per cui aspettiamo solo il parere dell'Asl». Inizialmente, il primo piano sarà abitazione privata, poi diventerà alloggio per chi decidesse di fermarsi. Il team di lavoro Oltre a Roberta e Luca, il progetto vede la partecipazione dell'associazione Archinature del torinese per lo studio di soluzioni tecnologiche e architettoniche a impatto zero. L'impresa Terrapaglia di Fausto Cerboni, di Genova, per la struttura. Vito Ferro, di Ivrea, per la ricerca e l'analisi dei materiali utili a creare le stoviglie artigianali. Renato "Elfo dei boschi" di Valderratorre (Torino), per la tornitura artistica del legno per i gioielli che si troveranno in locanda. GUARDA FOTOGALLERY E VIDEO www.lasentinella.it