Remollino è al settimo anno «A Caluso si lavora bene»
SAN GIORGIO Sta per iniziare il suo settimo anno alla guida tecnica del Calton Caluso. Antonio Remollino, nato il 14 ottobre 1963 ad Ivrea da genitori provenienti da Muro Lucano, località in provincia di Potenza, Basilicata, non ha sempre solo praticato pallavolo: «Da piccolo, quando abitavo a Cascinette, ho giocato a calcio, poi a 13 anni mi sono trasferito a Torre Balfredo e ho iniziato con il podismo, ma non era lo sport adatto a me. Un anno più tardi – continua Remollino – trasferimento a Bellavista, quartiere di Ivrea e da lì mi sono innamorato della pallavolo, sport che mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Fino a 23 anni ero centrale nell'allora Bellavista, militavamo in serie C, poi l'allora presidente Armando Bezzo mi chiese di fare da secondo allenatore a Roberto Serniotti (di strada ne ha fatta passando da Trento, fino ad arrivare il prossimo anno alla serie A1 tedesca con il Berlino, ndr), lavoro svolto fino a 30 anni. Tra i ricordi più belli di quei tempi – ricorda Remollino – la promozione in C1, l'attuale B2, dopodiché sono andato sempre come secondo allenatore alla Fortitudo Chivasso in C1 e da metà anno, con l'esonero di Gigi Lucchetti, sono diventato per la prima volta primo allenatore, facendo qualche anno dopo il salto dalla C1 alla B2, attuale B1. Questo è uno dei passaggi più importanti della mia carriera che ricordo con piacere, assieme a molti altri, come ad esempio le esperienze a Crescentino, Grugliasco, Santhià, Vercelli e Cafasse, quest'ultima esperienza in B2, ai tempi in cui anche Montalto Dora faceva la stessa categoria. Nel 2008 mi ha chiamato il presidente Paolo Bruno, persona fantastica, per allenare il Calton e da allora non mi sono più mosso, anche perché l'ambiente è ottimo. Dall'anno scorso poi avere come dirigente una persona che conosce in modo molto profondo la pallavolo come Claudio Bianchi (era dirigente all'Ornavassese in A1) è un grande privilegio. Tra le giocatrici con cui ho un legame più forte certamente c'è Giulia Fisanotti, che quest'anno è andata via e mi dispiace. Chi invece mi aspettavo che potesse dare ancora di più, viste le sue potenzialità è Laura Bretto, la nostra palleggiatrice fino a tre anni fa. È un peccato che abbia smesso, poteva diventare ancora più forte». (lo.po.)