Il mullah Mansur nuovo capo dei talebani
ROMA È stata confermata dai talebani la morte del mullah Omar, l'inafferrabile leader il cui nome - in assenza di un'apparizione pubblica da più di 14 anni - aveva finora rappresentato un simbolo di unità in un gruppo diviso dalle lotte di potere e indebolito dalla concorrenza dell'Is. Così la notizia del suo decesso - anticipata mercoledì dal governo di Kabul e ufficializzata un giorno dopo da un comunicato ufficiale degli ex studenti coranici in cui si parla genericamente di «morte per malattia» - arriva a gettare ulteriore confusione. A partire dalla nomina del successore: secondo quanto riferito da due comandanti talebani, la shura di Quetta si è riunita e «all'unanimità» ha eletto come nuovo capo Akhtar Mohammad Mansour, già numero due di Omar e favorevole ai colloqui di pace tra governo afghano e insorti; colloqui - peraltro - che erano in programma venerdì e sono stati immediatamente rinviati. Mansour, hanno riferito le stesse fonti, avrà come luogotenente Siraj Haqqani, capo dell'omonima rete responsabile di gravi attentati in Afghanistan. Altri militanti talebani, tuttavia, smentiscono l'avvenuta elezione, limitandosi ad affermare che Mansour è in pole position per la guida del movimento ma che nessuna decisione finale è ancora presa. Certo è che la leadership talebana è divisa e Mansour non è sponsorizzato da tutti: molti comandanti, anzi, non lo approvano affatto, ritenendolo un'imposizione dei pro-pakistani, e preferirebbero come guida il figlio del mullah Omar - il 26enne Yakoob. Fra questi, "pezzi da novanta" come il capo militare del gruppo, il mullah Qaum Zakir, il capo dell'ufficio politico talebano in Qatar, Tayeb Agha, e il mullah Habibullah. Anche il "giallo" sui colloqui di pace ha confermato indirettamente le divisioni interne agli ex studenti coranici. Programmati per venerdì in Pakistan, secondo Islamabad sono stati rinviati su richiesta talebana proprio a causa delle notizie sulla morte del mullah Omar e della «conseguente incertezza». «L'annuncio della morte di Omar susciterà una crisi esistenziale per i talebani e l'ultima cosa che avranno in mente sarà il processo di pace», rileva Michael Kugelman, esperto di Afghanistan del Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington. «Il mullah Omar, o l'idea del mullah Omar, era una forza unificante per un'organizzazione profondamente divisa».