Nel cuore di Ivrea buchi in strada e disagi
di Simona Bombonato w IVREA Viaggio a piedi da Porta Torino a Porta Vercelli, Porta Aosta e ritorno a Porta Torino, per fotografare cosa va e cosa no: sono tre chilometri di strada che disegnano un ovale immaginario attorno al cuore del centro storico di Ivrea. Sono gli stessi tre chilometri dove la vita di chi si sposta non è sempre facile. Anzi. Il principale nemico si chiama porfido: i cubetti si staccano, schizzano via sotto il peso dei veicoli. Là dove c'è la pavimentazione che tanto caratterizza il centro, abbellendolo indiscutibilmente, gli avvallamenti della carreggiata fanno sì che la strada, cedendo, si porti dietro anche il porfido, che alla vista appare non omogeneo e dai cubetti troppo distanziati. Basta una mano per muoverli. Un pericolo non da poco per chiunque si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato, pedoni, scooter, bici o auto che siano. Questa è solo una delle magagne documentate lungo "l'anello" che racchiude la zona pedonale cittadina. Fa specie che proprio quello sia il percorso in cui converge buona parte del traffico urbano e che in vari periodi dell'anno, soprattutto nel lato sud, verso il fiume, faccia da scenario a eventi e manifestazioni di grande richiamo, con il clou rappresentato da un Carnevale noto in tutto il mondo. Porta Torino e corso Nigra E proprio il Carnevale celebra Porta Torino con l'installazione della mano con l'arancia che tornerà più avanti, in corso Cavour, e Porta Vercelli. Meglio non distrarsi, però, e guardare dove si mettono i piedi. Di certo, le donne lascino a casa i tacchi. Il porfido dissestato in questa zona è la regola. Cubetti fuori dal gioco di incastri se ne vedono in mezzo al rondò. Per non parlare di quelli sopra i quali sono dipinte le strisce pedonali, dove comincia corso Nigra. Corso dove il problema porfido si ripropone pari pari, ma dove vanno segnalati, proseguendo verso la fontana Olivetti, due passaggi pedonali rialzati ben segnalati. Corso Umberto e corso Botta Il lungo Dora merita almeno un paio di tappe. Prima tappa, la pista ciclopedonale che se all'innesto verso corso Umberto appare poco visibile, più avanti nemmeno si distingue dal resto del marciapiedi. Ad annunciarla c'è solo la segnaletica verticale. E se la sede stradale è sempre una distesa di porfido traballante, ci sono margini di miglioramento all'altezza del passaggio pedonale davanti al liceo Botta (strisce in buona parte cancellate). Il bello di questa zona è che con il caldo torrido, una tappa ai giardini Giusiana regala qualche minuto di sollievo. Peccato che dalla fontanella dell'acqua non scenda una sola goccia (il tombino sottostante tra l'altro è saturo di foglie e terra). E peccato pure che, poco più avanti, i bagni pubblici tinteggiati di fresco in realtà non servano a niente. Non funzionanti da tempo. Per i servizi igienici non restano che i bar della zona. Verso Porta Vercelli, passaggi pedonali ok, meno la mezzeria in curva. Via Circonvallazione L'asfalto prende posto del porfido, e il problema ora diventano le auto troppo veloci. Per i pedoni ci sono strisce ben fatte sia verso Porta Vercelli, sia davanti alla piazza del mercato, qui, tra l'altro, con un semaforo a chiamata risolutivo. Pochi passi più in là, però, le cose si complicano: da un lato viene da chiedersi cosa ci sia dentro le colonnine arancioni dei Velok posizionati anni fa, visto che tutti le ignorano (il limite è 50 all'ora), dall'altro, è rotto il semaforo dopo la svolta in via Sant'Ulderico, mentre in via Circonvallazione il semaforo a terra non dà il verde. Non è finita. Prima dell'incrocio con via San Giovanni Bosco, in mezzo alla case, a filo marciapiedi, si apre un vuoto lasciato da un'auto che qualche mese fa aveva abbattuto una protezione tipo guard rail. Da allora il salto di quattro metri è rimasto privo di barriere di sicurezza. GUARDA FOTOGALLERY E VIDEO www.lasentinella.it