Botte al lago: «Servono più controlli»
CHIAVERANO I fatti di domenica 12 luglio avvenuti attorno alle 17 allo stabilimento balneare Chalet Moia e conclusisi con anche l'aggressione di due agenti di polizia pare non abbiano scalfito l'attrattiva della zona. Domenica 12, due uomini, poi arrestati per aggressione, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, avevano creato non pochi problemi al Moia, dove volevano entrare senza biglietto. Così Alessandro Moia, 26 anni di Chiaverano, figlio del titolare Dario: «Capita spesso, soprattutto nelle giornate di festa, come domenica 12, che il lago Sirio diventi meta per tante persone provenienti da Torino, Biella, Aosta e anche dal Novarese. Quando c'è tanta gente, si sa, purtroppo possono succedere anche brutti episodi. Succede non di rado che alcuni a nuoto raggiungano il nostro stabilimento: si confondono così tra i clienti, nonostante i clienti siano muniti del braccialetto riconoscitivo che diamo all'ingresso – continua Moia –. Di fronte a questi casi noi invitiamo i diretti interessati a spostarsi, e il più delle volte questo accade senza problemi. Domenica 12 invece le cose sono andate diversamente: dalla piattaforma e dal lungolago sono infatti arrivate persone poco sensibili e poco rispettose della vita del lago, per fortuna c'erano gli agenti di polizia che sono prontamente intervenuti riportando la tranquillità». Vero è, continua Moia, «che ci vorrebbero più controlli da parte delle forze dell'ordine nei fine settimana per evitare questi episodi dal nascere, prevenire è meglio che curare». Andrea Moia, 24 anni, di Chiaverano sostiene: «Chi ha portato il caos è arrivato dalla zona dei salici piangenti e magari avevano anche alzato un po' il gomito: nei fine settimana arriviamo anche ad avere duecento persone qui. Domenica sicuramente non era facile gestire la situazione che si era venuta a crearsi quando gli animi si sono accesi. C'erano anche dei bambini ad assistere alla scena, la situazione era spiacevole ed imbarazzante, fortunatamente è tutto tornato alla normalità e fino alle 20 abbiamo continuato poi a lavorare, come se nulla fosse successo». Si è detta scossa per aver assistito alla scena, la cameriera del locale, Michela Giovanetto, 25 anni di Ivrea, dice: «Sono stati attimi di panico, lavoro qua da maggio, è un ambiente tranquillo, per fortuna sono subito intervenute le forze dell'ordine, per un attimo ho pensato al peggio». Gianni Scanzio, 72 anni, di Tavagnasco, è un cliente abituale del Moia: «Non è l'ambiente che ha creato l'episodio, ma una situazione un po' particolare e circoscritta. Vengo sovente qua, l'acqua è pulita e il panorama è meraviglioso, oltre al clima di serenità e convivialità che si respira sia in settimana, ma anche nei weekend, anche se la situazione è un po' più caotica». Marilena Micottis, 55 anni di Ivrea, titolare dello Chalet Moia invece sostiene: «In quel preciso momento stavo lavorando e non ho potuto vedere bene che cosa stesse accadendo, capita che qualcuno chieda di fare un tuffo nel lago e glielo si concede, anche se non deve essere una regola, domenica quando è successo il parapiglia tutti sono accorsi sul posto, poi hanno chiesto spiegazioni e commenti: noi abbiamo raccontato loro tutta la nostra amarezza ed indignazione, era l'unica cosa da fare in quel preciso momento». Loris Ponsetto