Stop a Uber Pop in Italia per “concorrenza sleale”
di Andrea Di Stefano wMILANO Uber bandito, per ora, dal territorio nazionale. La app che permette di chiamare un auto di un privato cittadino, registrato al servizio lanciato dalla società californiana, per un servizio di trasporto di persone, da ieri è inibita su tutto il territorio nazionale in base alla decisione del Tribunale di Milano. Il giudice Claudio Marangoni della sezione imprese ha accolto il ricorso per concorrenza sleale presentato dalle organizzazioni sindacali e di categoria, locali e nazionali, di tassisti e radio taxi, assistite dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia e Giovanni Gigliotti, dello studio Pavia-Ansaldo con l'avvocato Alessandro Fabbi contro la multinazionale Uber, assistita dagli avvocati dello studio Bonelli-Erede-Pappalardo. Il blocco di Uber Pop è stato disposto in via cautelare, così come l'inibitoria del servizio. Il Tribunale di Milano, oltre ad aver accertato la concorrenza sleale e inibito sul territorio nazionale l'uso dell'applicazione e del servizio degli autisti Uber, ha anche fissato «a titolo di penale per il ritardo nell'attuazione dell'inibitoria» una multa di 20mila per ogni giorno di ritardo a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla comunicazione della presente ordinanza. In più, ha condannato la società Uber al rimborso delle spese di giudizio. «Gli effetti pregiudizievoli nel settore» taxi recati dall'app Uber Pop sono accentuati «per effetto del previsto consistente numero di visitatori della manifestazione Expo 2015», scrive il giudice Claudio Marangoni che sottolineato che la «mancanza di titoli autorizzativi» da parte degli autisti Uber Pop, come invece prevedono le leggi sui servizi di trasporto, comporta «un effettivo vantaggio concorrenziale» per il gruppo Uber e uno «sviamento di clientela indebito» senza i «costi inerenti al servizio taxi». La decisione del Tribunale ha rinfocolato le polemiche: tutte le organizzazioni dei tassisti hanno rimarcato che il ricorso al giudice è stato reso necessario «dal silenzio e inoperatività delle amministrazioni, del governo e del Parlamento» mentre numerose sono le prese di posizione politiche affinché a questo punto intervenga un provvedimento di legge. «Siamo ovviamente molto dispiaciuti dalla decisione presa oggi su Uber Pop, una decisione che rispettiamo ma non comprendiamo. Ora faremo appello» ha dichiarato Zac De Kievit, responsabile affari legali di Uber Europa. L'appello servirà a evitare, secondo Uber, che «centinaia di migliaia di cittadini italiani siano privati di una soluzione sicura, affidabile e economica per muoversi nelle loro città». Quello che preoccupa il gruppo è la condizione degli autisti: «Migliaia di driver rischiano di perdere una risorsa economica». Uber Europa, che era sbarcato in Italia nel 2013 e con la discussa app Uber Pop da un anno, ricorda che la Commissione Europea «ha chiaramente affermato che gli stati membri dovrebbero garantire equità, proporzionalità e nessuna discriminazione nella regolamentazione dei nuovi servizi basati sulla tecnologia come Uber. Intanto in Italia - conclude - continua ad operare Uber Black e per le prossime due settimane Uber Pop». In realtà la sentenza italiana è solo l'ultima di una serie. Il servizio Uber è ufficialmente disponibile in 48 città di 22 Paesi (se contiamo come Europa anche la Russia e la Turchia). Le città che utilizzano di piùpiù Uber sono Londra e Mosca, mentre il servizio è bandito a Berlino, Amburgo e Francoforte così come in Spagna. Mentre in Francia il Tribunale del Commercio di Parigi ha sentenziato che Uber può operare in tutto il Paese, il ministero dell'Interno sostiene che «è illegale e costituisce un pericolo per il consumatore». I tassisti, naturalmente, festeggiano «perchè esiste un giudice», ma pensano di avere vinto solo la prima battaglia, non la guerra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA