«Servizi di qualità e vicini alla gente»

di Rita Cola w IVREA È entrato in servizio, come direttore generale dell'Asl/To4, l'11 maggio scorso e queste prime settimane sono state dedicate agli incontri con il personale e con il territorio. Lorenzo Ardissone si trova a guidare l'azienda dei servizi sanitari in un momento complicato della riorganizzazione della rete ospedaliera, con un atto aziendale fatto e approvato dai sindaci nel 2013 ma mai dalla Regione e, di conseguenza, con diverse azioni compiute e altre da rivedere. Ora la Regione ha presentato una nuova delibera di riorganizzazione della rete ospedaliera e sta presentando quella territoriale. Giovedì, Ardissone parteciperà alla prima conferenza dei sindaci dell'Asl/To4 convocata da Carlo Della Pepa da quando è stato nominato. E ci sarà anche l'assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, a presentare appunto la rete territoriale. Come procederà con la riorganizzazione? «La Regione emanerà un nuovo atto di indirizzo per la predisposizione degli atti aziendali e quando lo riceveremo agiremo di conseguenza. L'atto aziendale precedentemente predisposto, quindi, dovrà essere rivisto sulla base delle nuove disposizioni. Manterremo, comunque, tutto ciò che è funzionale ad assicurare ai cittadini servizi appropriati e di qualità. L'organizzazione dei servizi sul territorio e l'integrazione ospedale-territorio saranno oggetto di apposita direttiva della Regione, rispetto alla quale agiremo di conseguenza. Il Patto per la Salute e le disposizioni regionali prevedono una forte integrazione ospedale-territorio, con presenza di punti destinati alle cronicità. Qui saranno presenti medici di famiglia, pediatri di libera scelta, medici specialisti e altri operatori sanitari per realizzare concretamente l'integrazione. Mi preme sottolineare che l'obiettivo è quello di avvicinare i servizi ai luoghi di vita delle persone, in un'ottica di appropriatezza e di "fare sistema" sul nostro territorio e con tutta la sanità piemontese». Sugli ospedali, molte sono le sollecitazioni legate alla carenza di personale. Il fabbisogno individuato è più alto rispetto alle potenzialità di assunzioni. Quali saranno le scelte? «L'ospedale deve essere visto come centro di erogazione di servizi per acuzie e, sulla base di questo, è necessario ragionare in un'ottica di sistema e non di replicazione di servizi. Per quanto riguarda le assunzioni, è notizia comune che sarà possibile procedere e, in questo momento, stiamo facendo analisi che vanno a toccare le carenze maggiori, con particolare attenzione a garantire la rete dell'emergenza-urgenza, i medici anestesisti e il personale del comparto del ruolo sanitario. Si tratta di carenze che riguardano tutto il sistema sanitario nazionale. Sicuramente, sarà importante dare attuazione al Piano della Prevenzione 2016-2018 con i nostri operatori del Dipartimento di Prevenzione». Il tema legato al reparto oncologia ha suscitato un'importante reazione popolare. Come pensa di affrontarla? «Al di là dei servizi di supporto, la questione sarà analizzata con l'obiettivo di dare risposta ai bisogni di salute delle persone affette da patologie oncologiche. Tenendo conto che, indipendentemente dai servizi di supporto, la struttura di Oncologia ha un proprio valore nella rete dei servizi aziendali». Esaminando la delibera sulla rete ospedaliera, sono giudicate preoccupanti le razionalizzazioni legate a una sola struttura complessa di nefrologia e dialisi, oculistica, otorino. Come saranno distribuiti i servizi? «Servizi e organizzazione si pongono su due piani diversi. È importante la funzione, cioè offrire ai cittadini servizi appropriati e di qualità, non la modalità organizzativa con cui si erogano i servizi stessi. Ci possono, cioè, essere ottime professionalità e, quindi, servizi eccellenti anche senza le strutture complesse. Il vecchio concetto di organizzazione gerarchica deve essere sostituito da quello di funzionalità dell'attività. Peraltro, ridurre i passaggi gerarchici può favorire l'omogenizzazione dei servizi». A proposito: non risulta proprio comodossimo l'aver tolto la prima visita pneumologica da Ivrea, ma solo la presa in carico. Sarà sempre così? «L'assenza della prima visita pneumologica a Ivrea è temporanea, sarà ripristinata nel secondo semestre 2015. Alla base dell'offerta di questo servizio vi sarà un insieme di valutazioni che terranno conto della tecnologia disponibile e dei costi di una potenziale mobilità dei cittadini verso altre Aziende pubbliche o Centri privati. La logica sottesa è quella di avvicinare i servizi ai cittadini, ma sempre in un'ottica di appropriatezza». A che punto sono i lavori dell'Utic all'ospedale di Ivrea (avrebbero dovuto terminare nel 2013, ndr)? «Termineranno a fine giugno». Il M5s ha visitato l'ospedale di Cuorgnè. Tra la varie cose, chiede un punto sui letti che erano previsti per la continuità assistenziale. Ci saranno? «Lo scorso mese di dicembre, la Regione ha autorizzato i posti letto che hanno permesso l'attivazione del Cavs (Continuità assistenziale a valenza sanitaria) all'ospedale di Lanzo. Con le nuove autorizzazioni che perverranno all'Azienda si procederà per l'ospedale di Cuorgnè». Ostetricia a Ivrea ha riaperto a metà dicembre. Quali sono i numeri? «L'attività sta gradualmente riprendendo. Nel primo quadrimestre 2015 vi sono stati in media circa 60 parti al mese». Un problema più volte sollevato riguarda la mancanza di primari. Pediatria, oculistica a Ivrea, oncologia, sono un esempio degli ultimi servizi rimasti senza. Saranno sostituiti? «Si potrà procedere con le nomine, laddove previste, soltanto dopo l'approvazione dell'atto aziendale». Emodinamica: la discussione è aperta e la Regione indica una sola sede entro il 2016 tra Ivrea e Ciriè. Cosa pensa? «Il piano per l'emodinamica è regionale. Esistono sollecitazioni del territorio a valutare e anche noi porteremo le nostre valutazioni alla Regione. Trattandosi di patologie tempo-dipendenti, l'obiettivo è, in ogni caso, quello di dare garanzie ai cittadini». Castellamonte: chiuso l'ospedale, il day service per la riabilitazione pare dare buoni risultati. Sarà incrementato? E che ne sarà del Cap, il centro di assistenza primaria gestito dai medici di medicina generale? «Cap e day service riabilitativo sono modelli gestionali sperimentati positivamente, che rappresentano esempi di eccellenza nell'ambito dell'integrazione ospedale-territorio, in linea con il Patto per la Salute e le indicazioni regionali. Si tratta di un'operazione di assoluto valore, che intendiamo potenziare facendo convergere, nel presidio sanitario di Castellamonte, i medici specialisti, affinché siano vicini ai cittadini. Organizzeremo una giornata a Castellamonte, rivolta ai medici di famiglia e alla popolazione in generale, per raccontare l'esperienza e i risultati raggiunti». E sul Cic, società di servizi informatici in liquidazione? L'Asl/To4 è tra i maggiori soci. Continuerete con gli affidamenti? «La questione è nota. In questa fase i singoli soci possono dire nulla. Il valore del Cic è riconosciuto, ma dobbiamo aspettare a fine mese l'evolversi degli eventi».