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IVREA Aveva sparato undici colpi di pistola contro la saracinesca di un negozio perché il figlio di dieci anni era stato escluso dalla rosa di una squadra di calcio, categoria pulcini. Lunedì scorso Antonio Guerra, 36 anni, originario di Chivasso, dipendente di una società che gestisce un distributore di benzina a Leinì, è stato condannato (con rito abbreviato) a 3 anni e 7 mesi di reclusione. Le accuse mossegli dal pm Mauro Ruggero Crupi erano di danneggiamenti, detenzione di arma da fuoco e cocaina. L'uomo, davanti al Gup Stefania Cugge, ha ammesso ogni responsabilità. La vicenda risale al novembre del 2013. Secondo la Procura di Ivrea, quella notte Guerra era salito a bordo dell'auto della convivente, una Fiat 500, per raggiungere il negozio di Elio Tavaglione, dirigente della squadra di calcio e titolare, a Settimo Torinese, di un centro assistenza caldaie. Qui aveva sparato undici colpi contro la serranda della Mge Tecnoservice. Ad incastrare l'uomo le telecamere della zona e la prova dello stub effettuata sui suoi vestiti e sull'auto usata quella notte. All'inizio il lavoro dei carabinieri si era incentrato sul racket e sulla criminalità organizzata. Ma il motivo di quegli undici colpi di pistola era molto più banale. Si trattava della vendetta da parte di un genitore che non aveva accettato il fatto che il figlio non fosse tra i titolari di una squadra di calcio di bambini.