IN 60 ANNI STRAVOLTA LA NATURA

di ALFREDO DE GIROLAMO Il Rapporto Ispra sul consumo di suolo in Italia fornisce dati utili per un ragionamento sensato e razionale su un tema delicatissimo e soprattutto per un'importante azione di governo, nazionale e regionale, coerente e sostenibile. Stando al rapporto, che sarà presentato oggi a Milano, il consumo di suolo nel nostro Paese continua ad aumentare, ma rallenta la sua corsa nel 2014, primo indizio positivo di un'inversione di tendenza. Il livello di saturazione della "cementificazione" è arrivato al 7% come media nazionale, con aree del Paese che raggiungono pericolosamente la soglia del 10%. In una fase di "stagnazione" economica e di sostanziale stabilità demografica non si comprende davvero perché continuare ad aumentare le superfici di suolo sottratte ai cicli naturali. Una crescita che sembra inarrestabile dal 1955, con un tasso di consumo di fatto triplicato in 60 anni, fenomeno che non risparmia nessuna regione italiana anche se presenta dati di punta nel nord ovest (8,4%). Ispra registra una riduzione del fenomeno nel 2014, sia in termini assoluti - l'aumento di superficie consumata è di soli 200 kmq - sia come superficie consumata per abitante (per la prima volta in riduzione da 349 a 345 mq per abitante). Un'inversione di tendenza che deve essere consolidata, puntando ad una stabilizzazione del dato se non ad una sua graduale decrescita. Una decisione di politica territoriale che deve essere assunta dal Governo a livello nazionale,prima di tutto: l'Italia è un Paese fragile dal punto di vista geomorfologico e le alterazioni climatiche stanno aumentando questa fragilità, esponendo il paese a crescenti rischi di alluvioni e frane, con danni economici e rischi per le vite umane. Aumentare il consumo di suolo è quindi pericoloso oltre che inutile, e sorprende dal rapporto che siano proprio le regioni colpite da eventi disastrosi ad avere tassi di aumento del consumo di suolo più elevati, come nel caso della Liguria. Ma la "malattia" italiana ha cause radicate a tutti i livelli di programmazione e gestione del territorio e guai a cadere in semplicistiche analisi attribuendo tutte le colpe del fenomeno a quanto previsto dal decreto Sblocca Italia e alle decisioni di questo governo o dei precedenti esecutivi, che di fatto si limitano ad agevolare (anche con il famoso silenzio assenso) la costruzione di opere pubbliche di interesse nazionale. Ma il consumo di suolo nasce dagli "appetiti locali" di nuova urbanizzazione e dalle scelte spesso poco lungimiranti e molto elettoralistiche delle amministrazioni comunali. Al di sopra di queste il consumo di suolo è consentito da leggi regionali permissive come quelle della Lombardia (che fa salva tutta la pianificazione locale preesistente) o di altre regioni che si limitano ad enunciare principi generali che poi gli enti locali aggirano con facilità. L'abuso di consumo di suolo va combattuto a questi due livelli, soprattutto definendo competenze più chiare alle regioni e "obbligandole" a leggi sul territorio che limitino il consumo e le scelte arbitrarie degli enti locali, trasformando i Piani Territoriali regionali in veri e propri "piani regolatori", come ha recentemente fatto la Toscana, anche dopo un'aspra discussione pubblica, con l'approvazione del Pit fortemente voluta dal suo presidente Enrico Rossi. Le politiche del territorio non possono essere fatte né a livello nazionale né a livello comunale, e c'è uno spazio quindi, bensì nel quadro della riforma istituzionale e del riparto di competenze, per individuare un ruolo chiave delle Regioni su questo argomento, a condizione però che si facciano buone leggi regionali, capaci di fermare la corsa a consumare il territorio. Certo rimane il fatto che per ridurre il consumo di suolo non basterebbe nemmeno non costruire più niente - cosa oggettivamente poco ragionevole - ma occorrerebbe rinaturalizzare superfici coperte e ormai senza destinazione. Un programma in tal senso potrebbe essere davvero utile per avere in futuro un ambiente più compatibile e più bello da vivere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA @degirolamoa