«Poste, trasloco ma con garanzie»
SETTIMO VITTONE Il Comune è pronto a riaprire il tavolo delle trattative con Poste italiane per valutare se sussistano i margini per un accordo che consenta il trasferimento dell'ufficio postale nei locali al piano rialzato dell'ex municipio. Lo ha deciso all'unanimità il consiglio comunale che, nella seduta di giovedì scorso, si è confrontato sui contenuti della petizione firmata da oltre duecento famiglie di Settimo Vittone per sollecitare l'amministrazione comunale a porre fine ai disagi e ai disservizi con cui da anni i cittadini devono fare i conti: spazi angusti, mancanza di privacy, accesso difficoltoso a causa delle barriere architettoniche e inadeguati standard di sicurezza. «Siamo disponibili al dialogo a condizione che Poste italiane riveda le sue posizioni, diversamente sarebbe soltanto una perdita di tempo». Così il sindaco, Sabrina Noro, mette da subito i paletti dopo il nulla di fatto delle precedenti trattative. Trattative iniziate nel 2011 e che, spiega Noro «si sono arenate perché l'interlocutore non ci ha garantito la certezza di una permanenza di sei anni, rinnovabili di altri sei, in modo da coprire con i canoni di affitto (circa 4mila euro annui) parte dei costi che il Comune avrebbe dovuto sostenere per il recupero della struttura, stimati in circa 65 mila euro, compreso l'acquisto di arredi, delle attrezzature e persino le spese di trasloco». Condizioni inaccettabili per il Comune che aveva deciso di fare dietrofront e, oggi, non è intenzionato a riaprire i giochi senza aver, fin dall'inizio, garanzie concrete da parte di Poste italiane. Queste ultime avrebbero nel frattempo rivisto le proprie posizioni e vorrebbero quindi incontrare l'amministrazione comunale per riformulare i termini di un possibile accordo. Lo ha riferito all'assemblea Costantino Salaris, promotore della raccolta firme, che nei giorni scorsi ha contattato i referenti dell'azienda sul territorio nel tentativo di riannodare i fili del discorso lasciato interrotto. «L'attuale ufficio postale – ha ribadito il capogruppo di minoranza – non risponde ai parametri previsti per un ufficio aperto al pubblico ed è perciò necessario rimetterci mano perché si tratta di un servizio fondamentale per il paese». La data dell'incontro sarà fissata nell'arco di qualche giorno e solo allora sarà possibile capire se la partita è ancora aperta. Tutto capire invece il progetto di Poste di dimezzare il servizio di recapito, con consegna della posta a giorni alterni in 900 Comuni del Piemonte. Decisione che aveva visto opporsi Agcom, rispetto alla quale al momento Poste italiane non rende noto nemmeno l'elenco dei paesi. Paola Principe