Batteri al doppio del limite, via ai lavori
di Simona Bombonato w IVREA Depuratore di Torre Balfredo ancora al centro dell'attenzione. Per due motivi. Primo: la Città metropolitana ha diffidato Smat che lo gestisce per aver riscontrato una concentrazione di batteri da scarichi di fogna superiori al doppio del limite. Acqua depurata male, secondo l'ente che ha sostituito la Provincia, che va a finire direttamente in Dora. Secondo: a fine maggio, partiranno i lavori di rifacimento e potenziamento dell'impianto che andrà a servire la zona di Ivrea est, 35mila utenze tra la parte orientale della città e i Comuni di Burolo, Cascinette, Albiano, Chiaverano. Si tratta di interventi per 3 milioni e 800mila euro che dureranno un anno e mezzo e che serviranno a Smat anche per risolvere il problema dell'escherichia coli, un batterio derivante delle feci umane che appena un anno Arpa analizzò nello stesso punto, accertandolo dieci volte oltre i limiti (la cosa costò a Smat una prima diffida a intervenire e una multa salatissima). La seconda diffida La diffida della Città metropolitana che pende ora su Smat porta la data del 2 aprile e contesta i valori di batteri riscontrati dall'Arpa durante i campionamenti dello scorso mese di novembre. Per quanto riguarda la presenza di batteri di origine fecale, a fronte di un limite massimo di 5.000 Unità formanti colonia (l'unità di misura del parametro) ogni 100 ml ne è stato riscontrato un valore pari a 13.000. Da qui la diffida ad abbassare il parametro entro un mese e a pagare una seconda sanzione che Smat non vuole rivelare nemmeno questa volta nonostante l'abbia contestata ritenendola ingiustificata. L'amministratore delegato di Smat, Paolo Romano, spiega il punto di vista della società. «C'è un margine di errore nelle rilevazioni che va da 5mila a 22mila Ufc, con ciò non crediamo di aver sforato i limiti». I valori del batterio, come un anno fa, «li faremo abbassare con il cloro, anche se secondo noi da un problema ce ne troviamo un altro a livello di ecosistema». Il progetto È in questo contesto che vanno a inserirsi i lavori ormai alle porte per la completa ristrutturazione dell'impianto. Lavori in realtà sono dovuti alla necessità di adeguarsi alla normativa europea che risalgono a un progetto preliminare datato 2010. Volendo semplificare, la funzione di depurazione dovrebbe essere resa più efficace grazie al «rifacimento del trattamento biologico – ancora Romano –, l'utilizzo dell'azoto e la filtrazione con raggi ultravioletti poco prima che l'acqua depurata vada a finire nella Dora».