Più soldi per Triton Poco per l’accoglienza
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Soldi (quasi) quanti ne volete, anche navi e uomini, ma di accogliere i migranti non se ne parla. Ridotta all'osso è questa la risposta che i capi di Stato e di Governo dell'Ue durante il summit di ieri a Bruxelles hanno dato ai loro colleghi, come Matteo Renzi, che direttamente fronteggiano le ondate di disperati che arrivano sui barconi dal Nord Africa. Lo aveva detto già prima dell'inizio dei lavori il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk,che pure ha voluto questa riunione d'emergenza fortemente sollecitata da Roma. «La redistribuzione dei richiedenti asilo sarà la questione più difficile da trattare. Bisognerà sconfiggere - aveva auspicato - qualche interesse nazionale in nome del bene comune». Renzi comunque qualcosa ha "portato a casa", come chiedeva, oltre ai soldi ci sarà anche un ennesimo "progetto pilota", su base volontaria, per la ridistribuzione di 5-10.000 rifugiati. Non pochissimo ma neanche la soluzione del problema. David Cameron, il premier britannico che tra un paio di settimane sarà sottoposto al voto popolare nelle elezioni politiche, ha chiarito la posizione sua e di molti: «Mettiamo a disposizione una nave porta elicotteri, siamo pronti a dare altri mezzi e a triplicare il nostro contributo fino a un milione e mezzo di euro, ma - è stato esplicito - i profughi dovranno essere sbarcati nel Paese più vicino». «Le soluzioni proposte al problema sono troppo misere, non sono ottimista», commentava il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz dopo aver incontrato i capi di governo. «Il punto è che a decidere sono i singoli europei, non Bruxelles, ma Londra, Berlino, Roma, Madrid», ha spiegato. Ed ha ragione, anche perché gli Stati hanno conferito all'Unione davvero pochi poteri in questo settore. E gli Stati si sono sbilanciati fino a triplicare i finanziamenti per Triton e Poseidon (la missione nelle acque greche), ma non ci si avvicinerà alle acque libiche. La partita vera, quella più difficile, è stata affidata all'Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, che dovrà tentare un quasi impossibile accordo in sede Onu (dove sarà martedì) per un via libera ad un intervento armato per fermare i barconi (vuoti) prima della partenza. Altro incarico riservato all'italiana è quello di insistere nel lavoro di intensificazione della cooperazione con Stati quali Tunisia, Egitto, Sudan, Mali e Niger per tentare di arginare i flussi prima che si riversino sulle coste libiche. Il vero problema però è in quella Libia che non ha un governo, un'autorità riconosciuta e rispettata di qualche tipo che possa garantire una cooperazione con l'Europa. Nello staff di Federica Mogherini però si manifesta comunque una cauta soddisfazione. Il presidente francese Francoise Hollande confermava ieri che «il caos in Libia» è al centro del problema dell'immigrazione e «se il mondo resta indifferente» non basteranno mezzi e interventi europei per risolverlo, quindi «ci si deve chiedere perché dopo l'operazione in Libia non si è fatto nulla. In Libia - ha aggiunto - si devono riparare gli errori di ieri». lorenzo@robustelli.eu ñ©RIPRODUZIONE RISERVATA