ATTENTATO CONTRO IL PROGRESSO
di FERDINANDO CAMON In Tunisia, i terroristi prima hanno assalito il parlamento, e poi, vistisi bloccati, hanno sparato sui turisti, facendo una strage. Dunque, volevano distruggere il primo o distruggere i secondi, e sentivano i due obiettivi come equivalenti. Il parlamento tunisino è una grande speranza per la Tunisia e per gli Stati vicini, perché è un primo importante passo verso la democrazia. Il turismo è una importante ricchezza del paese, perché la Tunisia ha bellezze uniche al mondo, e il museo dov'è avvenuta la strage è il più ricco di reperti romani. Gli italiani andati a visitarlo l'anno scorso sono stati oltre due centinaia di migliaia. Sto scrivendo questo articolo in lingua italiana, ma se la grande città tunisina, Cartagine, che era la rivale di Roma, avesse vinto lo scontro mortale con Roma, come tutti credevano fino all'ultima battaglia esclusa, io qui, adesso, questo articolo lo scriverei in arabo. Questo per ricordare che storia ha la Tunisia. La Tunisia è bellissima e importante, ed è avviata a un percettibile, anche se lento, progresso. L'assalto al parlamento e la strage di turisti stranieri sono due azioni "contro" il progresso, l'evoluzione sociale, l'apertura al mondo. Chi ha fatto la strage ha in mente un sistema per cui il progresso costa troppo ed è dannoso: perché è una perdita del passato, e il passato che perdi ha un valore più alto del futuro che vuoi costruire. È questo il nucleo più interno del pensiero dell'Is. La costante ideologica, da al Qaeda all'Is, è il rifiuto del progresso e del modello occidentale, e un ripristino del passato, un ritorno al tempo e al modello dell'Islam originario. Ho già ricordato su questo giornale un pensiero brutale e violento, espresso da un sociologo americano nel dopoguerra, sui popoli che cercano di avviarsi al progresso. Come ha fatto l'Italia nel dopoguerra, come fanno adesso i paesi arabi. Per acquistare progresso in senso economico, diceva quel sociologo, è necessario per i popoli anche un cambiamento in campo culturale, religioso, scolastico, nello studio e nella conservazione della tradizione. Ripeto il concetto centrale: «Lo sviluppo economico di un popolo sottosviluppato non è compatibile con il mantenimento dei suoi costumi e delle sue usanze. Un taglio netto con tutto ciò rappresenta un prerequisito per il progresso economico». E questo al Qaeda non lo vuole, Boko Haram non lo vuole, l'Is non lo vuole. Per questo Boko Haram in Nigeria dice che «l'Occidente è peccato», e che «la cultura occidentale è il male». Per questo il fondatore e la guida di al Qaeda, Osama Bin Laden, chiamava l'America "il Grande Satana". Sia al Qaeda che l'Is hanno il progetto di ricostruire il Califfato, e far ripartire la grande storia dell'Islam originario, che fu soprattuto una storia di conquiste territoriali. Per arrivare infine a conquistare Roma, sentendo Roma come il vertice della Cristianità, e la Cristianità come la competitrice dell'Islam nella guida dell'umanità. La storia dell'Is è adesso a una svolta, è nato come Stato con una forza militare che all'inizio tracciava piani e dava ordini, mentre al Qaeda forniva direttive e aspettava che fossero eseguite. Adesso anche l'Is, per quanto si può vedere, lancia appelli ai "cani sciolti". Gli osservatori italiani si erano abituati a calcolare la pericolosità dell'Is misurando la distanza da noi, in chilometri, come non si faceva con al Qaeda. Questo calcolo non va più bene. A parte che Tunisi è molto vicina, il nostro problema è se non abbiamo già l'Is in casa, se abbiamo lasciato entrare in casa nostra possibili nemici della nostra civiltà e della nostra vita, senza volerlo e senza saperlo, per incuria o sottovalutazione del pericolo. Dovremo pur rispondere a questa domanda. E solo un incosciente può rispondere tranquillamente di no. fercamon@alice.it ©RIPRODUZIONE RISERVATA