«Le telecronache? Molto più social...»
di Nicola Artoni Bolidi che sfrecciano a oltre 300 orari, gare che si decidono sul filo dei secondi, adrenalina sempre al massimo. Raccontare la Formula 1 non è facile, ma Carlo Vanzini, prima voce di Sky Sport F1, riesce a coniugare al meglio aspetti tecnici e semplice narrazione, amalgamandoli all'interno delle sue telecronache. Che impressione le hanno fatto i primi test stagionali? Sembra che la Mercedes abbia ancora un altro passo. «È così, avevano un grande vantaggio alla fine della scorsa stagione e tale gap non può essere colmato subito. Ma i primi test ci hanno lasciato anche il caso Alonso. Lo spagnolo non sarà al via del Gp d'Australia, ma spero che venga fatta chiarezza su tutto e che possa essere al via in Malesia». La nuova Ferrari sulla carta pare decisamente migliorata. Dove potranno arrivare le Rosse? «La Ferrari è sicuramente la scuderia che ha fatto il salto in avanti più evidente, passando dall'essere la settima o ottava forza in pista al potersi giocare il secondo posto. Grande merito va dato alla nuova gerarchia interna, si è ricreato l'ambiente Ferrari, dopo che i tanti cambiamenti degli ultimi anni l'avevano in parte fatto smarrire». Quale potrà essere la gerarchia del Mondiale? «Il Mondiale si apre con la Mercedes da una parte e le altre dall'altra. Credo che Ferrari, Williams e Red Bull potranno giocarsi il secondo posto, ma non dimentichiamo che nell'arco di una stagione può succedere di tutto, per cui una di esse potrebbe anche trovarsi a lottare per la vittoria finale». Quali sono le difficoltà principali nel raccontare la Formula 1 a un pubblico che, ormai, è molto eterogeneo: tanti semplici tifosi ma anche veri e propri esperti? «Il nostro modo di lavorare, dal 2007 ormai, è molto social. Con i forum, Facebook e Twitter, che devono essere preziosi alleati per noi, le notizie arrivano in diretta, e il modo di raccontare un evento è cambiato radicalmente. Si cerca di lavorare molto sui personaggi dunque, e sull'adrenalina che le gare trasmettono, senza dimenticare il ritmo, fondamentale per coinvolgere lo spettatore. In questo mi ha aiutato molto la mia esperienza con la Indycar. È importante non focalizzarsi solo sulle posizioni di testa, ma osservare anche i duelli nelle retrovie, altrettanto spettacolari». Andiamo dietro le quinte. Come è organizzato il suo lavoro in vista del fine settimana di gara? «La preparazione non si ferma mai, perché grazie ai social ormai possiamo seguire i piloti quasi quotidianamente e proporre news e aneddoti a ciclo continuo. Dieci giorni prima della gara poi ci si concentra in particolare sul Gp che si andrà a seguire. Si ripassano dunque la storia del circuito e dei piloti al via e si fanno tante prove, anche davanti allo specchio, un vero e proprio riscaldamento. Il segreto è puntare sull'emotività che un weekend di gara sa regalare». Qual è stata la gara più bella che ha commentato fin qui? «Ricordo con piacere il primo Gp commentato in tv dopo anni di radio, a Silverstone nel 2007 con la vittoria di Raikkonen. Poi il Mondiale vinto dallo stesso Raikkonen a fine anno, deciso all'ultimo Gp, come quello perso da Massa all'ultima curva nel 2008. Ma anche il Gp del Bahrein del 2014. Si era in piena rivoluzione, con il passaggio ai motori ibridi e tutte le polemiche che erano scaturite. Si parlava di Formula noia, invece quella fu una delle gare più spettacolari che io ricordi, con una miriade di duelli e sorpassi». Che futuro vede per la Formula 1? «Questo sport è sempre stato fatto di rivoluzioni, ma serve calma per capire cosa sia meglio fare. Mi lascia perplesso il fatto che sia stata creata la Formula E elettrica e che la F1 abbia propulsori ibridi. Io avrei scomposto le due cose, lasciando alla F1 i motori V10, rumorosi e potenti, ma capisco che i tempi attuali richiedano misure di questo tipo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA