Industria, falsa partenza Tira solo l’automobile

di Andrea Di Stefano wROMA Fuoco alle polveri dei pessimisti e acqua gelata sugli ottimisti. La produzione industriale italiana a gennaio è risultata ancora in calo, un po' a sorpresa: -0,7% rispetto al mese precedente e del 2,2% sul gennaio 2014 vanificando in larga misura i risultati positivi di novembre (+0,3%) e dicembre (+0,4%). E sarebbe andata molto peggio se non ci fosse stato il traino della ripresa del comparto dei mezzi di trasporto (+16,1%) che porta il saldo del solo segmento auto a +35,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. I tecnici dell'Istat hanno cercato di addolcire la pillola ipotizzando che a causa dei ponti di inizio anno molte industrie hanno tenuto chiusi gli impianti più a lungo. Gli altri comparti che hanno registrato i maggiori aumenti tendenziali sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+4,3%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+4,3%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei comparti della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-8,1%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,7%). «Il brusco e imprevisto arretramento della produzione industriale in gennaio getta acqua fredda sulla ripresa italiana. L'industria inizia il 2015 col piede sbagliato - sottolinea il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis - Inutile perdersi nei labirinti del calendario. Al netto delle motivazioni tecniche guardando all'andamento medio su più mesi emerge una dinamica della produzione industriale che non riesce a staccarsi, tra fine 2014 e gennaio 2015, da un sentiero di stagnazione. Riduzione delle scorte e debolezza della domanda interna possono influire su questo andamento. Quel che è certo è che per l'intensità della ripresa italiana occorre di più». Le parti sociali sono allarmate. «Ci stanno raccontando di una ripresa che non c'è. Si fa a gara a chi è più ottimista sull'uscita dalla crisi», ha commentato la leader della Cgil mentre anche i commercianti sono preoccupati: «Rimangono concreti i rischi di una ripresa troppo lenta e di intensità insufficiente - sostiene Confcommercio - rischi che vanno contrastati, da una parte, con la prosecuzione del cammino delle riforme e, dall'altra, con una politica fiscale finalmente espansiva». Le associazioni di consumatori Federconsumatori e Adusbef chiedono un piano straordinario per il lavoro: «I consumi delle famiglie sono diminuiti, nell'ultimo triennio, per 78 miliardi di euro e senza investimenti e reddito non si esce dalla crisi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA